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Addio a Piero Visani, l’intellettuale che amava Polemos

by La Redazione
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piero visani storia della guerra

È arrivata in questi giorni la triste notizia della prematura scomparsa dello storico militare Piero Visani. Già collaboratore di diverse testate “d’area” e fra gli animatori di quella che fu la Nuova destra italiana, Visani aveva collaborato anche con il Primato Nazionale, inviandoci un articolo sulle  infiltrazioni del deep state nell’apparato militare italiano. Il testo era uscito sulla nostra rivista nel numero di ottobre 2018. Abbiamo chiesto a Marco Valle, che di Visani era amico di lunga data, un ricordo dell’intellettuale scomparso [IPN]

Roma, 13 apr – Gli anni sono solo dei momenti. Lo comprendi quando un amico viene a mancare. Come in un film rivedi spezzoni di vita, ritrovi coriandoli di memoria, rivivi emozioni che pensavi sepolte. L’amicizia, quella vera, non ha bisogno di incontri continui, di abitudini accettate e sopportate (magari condite con pettegolezzi e un po’ d’ipocrisia), di tranquilla noiosità. L’amicizia, quella vera, è un intreccio di sentimenti forti e coincidenti: visioni del mondo, gusti e disgusti, curiosità e piccole manie. Rispetto delle reciproche inquietudini. L’idem sentire.

Riflessioni che mi avvolgono da quando, in una già spettrale domenica di Pasqua, Augusto Grandi e Giorgio Ballario (i dioscuri torinesi) mi hanno avvertito che Piero Visani era salpato. Una bruttissima notizia. Sciolti gli ormeggi, il dottor Visani è ora sicuramente in navigazione verso quell’angolo di Cielo riservato agli anticonformisti, ai coraggiosi, ai polemici. Già perché Piero è stato soprattutto un vero polemico. Attenzione non un petulante (categoria che detestava) ma uno studioso, accurato e profondo, di polemologia, ovvero della cultura del conflitto. La guerra, l’inestirpabile vocazione dell’uomo. Con tutti i suoi significati, reconditi, rimossi, negati ma sempre presenti.

Un’arte e una scienza che lo aveva appassionato sin da giovanissimo; all’ Università di Torino, molto ”azionista” e conformista, Piero Visani si confrontò con maestri come Pieri, Giorgerini, Luraghi presentando e argomentando ragioni e tesi certamente scomode ma assolutamente  fondate. Con successo. Centodieci e lode etc. etc..; benissimo. Ma Visani era anche un ragazzo che aveva scelto la “parte sbagliata” del tavolo. Un “fascista” che scriveva cose brillanti su “Linea” e sulle altre riviste d’area.  In quegli anni di piombo — o, meglio, di merda, tempi orribile che, incredibilmente, qualche imbecille ancor oggi rimpiange — era una condanna annunciata. La morte civile. Nonostante titoli e qualità, la carriera universitaria sfumò ma Piero non si dispiacque. Abbandonato il mediocre personale politico destrista locale e nazionale — ieri come oggi assolutamente indifferente alle intelligenze che transitano(vano) nel mondo giovanile e nella società —, Piero fu uno dei promotori di quella formidabile spinta d’innovazione e elaborazione che alla fine dei Settanta attraversò il mondo giovanile missino e para missino.

Al di là dei Campi Hobbit — realtà invero sopravalutata — la Nuova Destra di Tarchi, Visani, Solinas, Malgieri, Del Ninno, Centanni, Nanni e altri, rappresentò una ventata d’aria fresca, di domande e interrogativi imprevisti, di prospettive inedite. Nei nostri fortini assediati, nelle nostre discussioni cercavamo risposte sul presente e il futuro. Trovammo lenti nuove attraverso le narrazioni di De Benoist, Locchi, Lorenz, Freund, Faye, oppure nelle pagine di “Elementi” o di “Diorama Letterario”, due riviste in cui incontravamo costantemente la firma di Piero. Tentativi generosi punteggiati da convegni, incontri, appuntamenti. Il meno conosciuto, ma non meno importante, fu negli Ottanta all’isola dei Pescatori, sul lago Maggiore. Due dense giornate, organizzati proprio da Piero, piene di approfondimenti e tantissime idee. Chissà dove sono le registrazioni, varrebbe la pena di recuperarle e editarle. Poi, per i motivi che sappiamo — ben sottolineati da Ballario nel suo bellissimo pezzo su Barbadillo — l’esperienza ND s’interruppe e la piccola galassia si disperse.

Piero Visani non era di certo un politico ma, come ricordato un polemologo, uno studioso. Chiusa la fase dell’impegno metapolitico, Visani si dedicò alle sue ricerche e un bel giorno il generale Jean lo volle come consulente al Ministero della Difesa e poi al Quirinale con Cossiga. Ovviamente, Piero riuscì a litigare con tutti i gallonati e finita la parentesi del “picconatore” tornò alle sue attività e scrisse libri importanti come la sua “Storia della guerra dall’antichità al Novecento” editato da Oaks. Spero che Luca Gallesi, l’editore, pubblichi presto la seconda parte.

Ma torniamo a Piero. All’amico. Mi mancheranno i nostri pranzi a Torino con Giorgio e Augusto e le sue visite qui a Milano con quelle lunghe chiacchierate sulle nostre comuni manie — l’epopea napoleonica, i soldatini di piombo (rigorosamente prodotti della londinese Tradition co.), i confederati —. Mi mancheranno i suoi articoli fulminanti per destra.it, il nostro piccolo giornale on line, i suoi giudizi arguti, la sua ironia, la sua eleganza. Il suo stile british. Ciao Piero, intelligenza scintillante, uomo libero e coraggioso.

Marco Valle

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