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Ambiente, diversità, integrazione. Quante volte sentiamo ripetere queste parole nell’omelia quotidiana dei grandi media? A furia di sentirle uscire dalla bocca dei peggiori giullari di corte e dei più feroci rappresentanti dell’attuale sistema, abbiamo finito per fare un grande errore: credere che non ci appartengano.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di aprile 2021

Eppure, ad un’analisi più approfondita, risulta evidente che la difesa dell’ambiente, l’esaltazione della diversità e la reale integrazione siano concetti nostri, non loro. Il mondo sovranista e identitario deve reclamarli, non abbandonarli. Siamo noi ad aver piantato il seme, siamo noi ad aver permesso che germogliasse, ed ora stiamo lasciando che i globalisti colgano il fiore, decretando «questo è mio».

Per l’ambiente: una visione sovranista dell’economia

Partiamo dal primo concetto: la salvaguardia dell’ambiente, l’amore verso la natura. Ebbene, quale sistema si adatta meglio all’ecosistema? Quello globalista, lo sappiamo, prevede l’eterno spostamento di merci, capitali e persone. Ciò comporta uno spreco immane di risorse, un distruttivo commercio di materie prime e prodotti da un capo all’altro del mondo, oltre che un efferato sfruttamento di forza lavoro a basso costo. Eppure la soluzione «green» già esiste, così come il «chilometro zero», ed è racchiusa in una visione sovranista dell’economia. Le multinazionali sono controllate e non lasciate libere di imperversare, la produzione si adatta ai luoghi e non viceversa, i lavoratori hanno salari dignitosi e non devono svendersi. E la natura ringrazia. Stessa cosa per quanto riguarda la tutela della diversità.

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Nonostante i loro proclami, per i globalisti la diversità è un intralcio più che una ricchezza. La città ideale per costoro è una melassa multietnica e multiculturale, in cui l’identità autoctona è schiacciata, diluita, demonizzata. Il risultato è uno squallido miscuglio senza senso, un degrado urbano e umano che nulla racconta dell’unicità dei luoghi e dei popoli. A questo triste appiattimento (funzionale al paradigma economico), il sovranismo contrappone…

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