Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 16 giu – Giulio Giorello, il filosofo della scienza scomparso ieri a Milano in seguito alle complicazioni del suo contagio da coronavirus, era un libertario nel senso più pieno del termine. Non un dogmatico social justice warrior, quindi, ma un intellettuale gaudente e solare, laico e privo di pregiudizi, non solo dei pregiudizi che fa chic non avere, ma anche quelli che invece si ritiene sia doveroso coltivare. Che amasse Ezra Pound era quindi naturale. Nel 2009 recensì sul Corriere della Sera il testo poundiano Il carteggio Jefferson-Adams come tempio e monumento.

L’elogio libertario di Ezra Pound

L’articolo si intitolava, significativamente, “Elogio libertario di Ezra Pound”. Delle idee politiche ed economiche del poeta, affermava: «Io non penso tanto che dobbiamo cercare risposta ai guai di oggi nelle dottrine economiche care a Pound, quanto che possiamo sfruttare come un tesoro nascosto l’insofferenza per ogni dispotismo fatta rivivere dalla parola poundiana: mai sacrificare libertà e responsabilità dei singoli individui al sogno della centralizzazione burocratica o della sorveglianza totale, fosse pure in nome dell’efficienza, della sicurezza, o magari della sacralità della vita».

Poi, ricostruendo le tappe del martirio del Pound prigioniero di quella stessa patria che non aveva mai cessato di amare, aggiungeva: «Che razza di democrazia è quella che sequestra i suoi pretesi nemici senza sottoporli al giudizio di un’equa giuria? La libertà, aveva scritto Pound nel suo saggio su Jefferson e Adams, “è ancora il diritto di fare qualsiasi cosa non danneggi il prossimo”. Si può essere nel più ampio disaccordo con le idee politiche di Pound; ma mi pare bene riconoscere quanto sia preziosa l’invocazione che ricorre nei Canti pisani, scritti al tempo della prigionia “in una gabbia per belve”: democrazia ascolta, “libertà di parola senza libertà di parola via radio vale zero”!». Giorello era tornato a parlare di Pound sul Corsera in una recensione di Carta da visita risalente al 2012. Anche in questo caso, il filosofo non si spingeva fino a sposare in toto le idee politiche ed economiche di Pound, ma spiegava: «Per quanto possa suonare semplicistica, è difficile non sentire vicina l’invettiva di Pound. Le bolle finanziarie a livello globale non sono che l’altra faccia dell’oppressione fiscale, della violenza repressiva e del saccheggio dell’ambiente (e non solo tra Rapallo e Genova!). Sono l’amore per la natura, l’arte e la scienza a scatenare l’indignazione di Pound il libertario».

Le mille candele “fasciste”

Si soffermava poi sulla bella immagine con cui Pound descriveva il fascismo:  «Mille candele insieme fanno splendore. La luce di nessuna candela danneggia la luce di un’altra. Così è la libertà dell’individuo nello Stato ideale e fascista». Chiosava Giorello: «Proporrei di rovesciare la battuta: tale dovrebbe essere la libertà dell’individuo in ogni democrazia che non tema, ma ami, i propri dissenzienti». Su questa frase era tornato anche in un altro scritto, stavolta non giornalistico, dedicato a Pound. Si tratta del suo intervento (scritto con Corrado Sinigaglia) raccolto in Sconfinamenti. Omaggio a Davide Bigalli, pubblicato da Bietti nel 2013, “L’illuminismo di Ezra Pound”. Qui, il filosofo provava a tracciare «una possibile genealogia, senza alcuna pretesa, però, alla verità filologica» dell’immagine poundiana delle candele. E citava, a tal proposito, il De magia naturali di Giordano Bruno, in cui il Nolano scriveva: «Nel caso di innumerevoli lampade accese, che concorrono all’effetto di un unico fonte luminoso, non accade che uno impedisca, limiti o offuschi la luce di un’altra».

Giulio Giorello e Adriano Scianca alla festa nazionale di CasaPound Italia nel 2013

Più avanti, nel medesimo scritto, Giorello citava il saggio Ezra fa surf del sottoscritto (da lui presentato anche alla festa nazionale di CasaPound a Revine Lago, in Veneto, nell’estate del 2013), gratificato del fatto che «persino chi rivendica un sostanziale fascismo di Pound» ne sottolineasse l’estraneità al rancore etnico e al fanatismo becero. Poi il filosofo faceva un passo ulteriore: «I Cantos (e non solo) di Pound ci paiono irriducibilmente ostili a qualsiasi forma di totalitarismo». Opinione legittima, seppur contraddetta dai plurimi richiami positivi dei Cantos (e non solo) a vari totalitarismi, fascismo italiano in primis. Ma forse, con democratici come Giorello, anche Pound avrebbe potuto rivedere le sue idee in proposito.

Adriano Scianca

1 commento

Commenta