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Roma, 16 giu – Il Movimento 5 Stelle è nel caos e continuano a volare gli stracci dopo che Alessandro Di Battista, forse fuori tempo massimo, ha chiesto un congresso per indicare un nuovo leader. Deriso da Beppe Grillo che lo ha trattato come uno che pensa ancora al Movimento che fu quando ormai è diventato né più né meno un partito di potere, compromesso in tutto e per tutto con il Pd pur di restare al governo, Dibba non molla e spera quanto meno di arrivare alla conta e vedere quanti sono con lui. Ma ormai tra le fila dei 5 Stelle si pensa soprattutto a conservare la poltrona. E in questa ottica ben venga che il fondatore e garante Grillo rinsaldi l’asse con il Pd (da lui voluto) e spinga per mantenere la posizione nel centrosinistra, senza smanie movimentiste come quelle di Dibba. L’ideale – nella testa del comico genovese – sarebbe schierare Conte leader, che però per adesso deve fare il premier. Intanto anche Luigi Di Maio, in linea con Grillo, dice no al congresso.

Il rischio di una scissione e le contromosse dei vertici

Certo, il rischio di una scissione c’è: tra i 5 Stelle ci sono ancora sostenitori di quel Movimento a cui si richiama Di Battista. Ecco perché, secondo uno scenario di Repubblica, i vertici grillini intendono arrivare a una guida collegiale, supportati dal fondatore e garante, magari attraverso un direttorio che scongiuri la scissione fino agli Stati generali per fare un restyling del M5S. Dibba però intende andare fino in fondo. Anche perché, se alza l’asticella, è perché sa di non essere solo.

Di Maio: “No al congresso. Non è la priorità per l’Italia”

Dal canto suo, Luigi Di Maio – predecessore di Vito Crimi come capo politico del M5S – ribadisce il suo no categorico alla proposta di un congresso: “Semplicemente non credo sia questa la priorità per l’Italia“. E poi l’avvertimento: “Mai come in questo momento di crisi serve essere uniti e non divisi“. Così Di Maio interviene in tv allo Speciale L’Aria che tira su La7 per scongiurare scossoni nel M5S che facciano traballare la maggioranza giallofucsia e il governo Conte. “Non c’è da schierarsi da una parte o dall’altra – dice il ministro degli Esteri circa lo scontro Dibba-Grillo – se restiamo uniti questo Paese cambia. Sento sia Grillo che Di Battista continuamente. Siamo dalla stessa parte, cioè quella del Movimento e del Paese. Riconosco a tutti – chiarisce – e in particolare a loro due, che hanno solo e soltanto energie positive da dedicare al progetto e agli italiani. Se posso dare una mano – fa presente – a permettere che differenze di vedute possano andare nella stessa direzione, nell’ottica di collaborazione, nella piena fiducia di chi guida il Movimento, io ci sono”.

“Conte leader? Se desse una mano io sarei contento”

Circa una possibile candidatura del premier nel Movimento, Di Maio chiarisce che Conte “è una persona determinata e ha dimostrato di poter amministrare bene quel ruolo così importante. E’ stato proposto dal M5S e se desse una mano al Movimento io sarei contento, ovviamente nel rispetto del suo ruolo”. Anche sul ruolo di Conte, Di Maio è assolutamente in linea con Grillo. Ma per adesso il diretto interessato resta vago: “Il mio futuro? Se tornerò a fare l’avvocato sarò soddisfatto“, assicura Conte. Anche perché ora che il M5S è spaccato, l’ex avvocato del popolo – di cui si vocifera che abbia intenzione di farsi un partito tutto suo – non può certo metterci la faccia.

Di Battista: “Candidarmi a capo politico? Prima viene il congresso”

Da parte sua Di Battista, andato in onda qualche minuto più tardi di Di Maio su Rete 4 con un’intervista concessa a Quarta Repubblica, mantiene il punto, pur manifestando dispiacere per la reazione di Grillo, che lo ha stroncato duramente: “Ho detto che serve uno spazio di confronto, chiamatelo come volete, è la mia idea. Ieri Beppe Grillo – ha detto – mi ha mandato a quel paese, ma è una proposta in cui credo, e dato che sono una persona riconoscente, anche se manda a quel paese una mia proposta, se ho avuto l’opportunità di farla è merito suo e di Gianroberto. Certamente ci sono rimasto male, ma vado oltre”. “Candidarmi a capo politico del M5S? Io mi sto dedicando a presentare delle proposte al M5S e al Paese. Questo è quanto. Prima vengono congresso, Stati generali e assemblea“, ribadisce Dibba. “C’è un momento – chiarisce – in cui tutte le anime del Movimento fanno delle proposte perché c’è da contrastare il marciume come abbiamo fatto bene in questi anni, con dei normalissimi limiti. Io quindi quello che farò, quando ci sarà questo spazio, è presentare una proposta politica. A seconda di come andranno questi Stati generali – questo congresso – farò la mia valutazione, perché per me prima viene il cosa e poi il chi”, avverte l’ex deputato M5S. E circa il vincolo del doppio mandato, Dibba non ha dubbi: “Credo in quella regola e se qualcuno vuole modificarla può proporlo in questo spazio politico. Io però non penso che la politica sia una professione. Non campo di politica. La politica la adoro ma si può fare anche senza stare nei palazzi”. Eccolo il barricadero globetrotter che dopo una lunga pausa ha deciso di tornare all’attacco per prendersi un pezzo del Movimento. E Conte? “Qualora volesse fare il capo, si dovrebbe iscrivere al M5S”, taglia corto.

Per il M5S sono giorni terribili, oltre alla vicenda del presunto finanziamento occulto di Chavez a Casaleggio senior – tutto da verificare ma su cui i 5 Stelle devono riferire in Parlamento – si avvicina sempre più il redde rationem sul Mes. Dibba e i suoi restano assolutamente contrari a cadere nella trappola Ue, ma il grosso del Movimento non vuole perdere la poltrona. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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