Roma, 4 nov – Un vero e proprio polverone è andato scatenandosi in seguito alla pubblicazione del documento della Commissione Europea che promuove l’utilizzo di un linguaggio politicamente corretto, abolendo tutto ciò che contraddistingue la nostra storia. Un mix di imposizioni che spazia dalla cancellazione degli auguri di buon Natale, da sostituire con un semplice buone feste, sino al divieto di utilizzare il nome di Maria. Queste le principali scelte che spiccano su un documento che è però nella sua totalità semplicemente assurdo. Degno di un commedia cinematografica.

Quel che sembrerebbe una clamorosa gaffe, poi ritirata in seguito alle critiche dalla stessa commissione, cela intenzioni maggiormente rischiose e drammaticamente serie. La nuova ideologia politicamente corretta, desiderosa di modificare il linguaggio e di riscrivere la storia in chiave anche non veritiera pone come obiettivo la cancellazione delle radici. La cancel culture, l’ideologia woke ed i movimenti di protesta come Blm altro non sono che utili idioti di un progetto ben definito. Tutto ciò che è riconducibile a tradizioni ed identità nazionali può essere abbattuto (come le statue negli Usa) in nome di nuovi “diritti umani”.

Il significato simbolico del Natale

Certo, la tutela delle minoranze e dei più fragili è un punto cardine fondamentale da promuovere in ogni territorio del mondo. Tuttavia, vi è profonda differenza tra la promozione d’integrazione culturale e la lesione dell’orgoglio e della storia degli altri popoli. Ricorrenze come il Natale rappresentano il simbolico ritorno al principio di nascita e formazione d’unione del nucleo famigliare, che supera la distanza affrontata nel quotidiano. Occasione che scavalca il mero periodo di festa ed affonda nella tradizione, rispecchiandosi nella propria identità millenaria.

Pur se in date differenti a seconda dei rami del cristianesimo, il Natale rappresenta la nascita dell’unico uomo realmente divino, non catalogabile come occasione di semplice festività. Le cui origini si possono trovare anche nella religione romana, dato che il 25 dicembre nel calendario giuliano si celebrava il sole invitto. Possiamo intendere esso come giorno che funga da principio della rinascita, indipendentemente dal valore strettamente religioso del momento. Ed è in questo senso che va intesa la difesa dei nostri valori storici e degli ideali di civiltà a cui ci allacciamo per non smarrirci nella pur apprezzabile modernità.

Guardare al futuro ed attraversarlo al passo con i tempi è opportunità importante, che non deve però prevedere la cancellazione di ciò che ci ha guidato verso il presente. Solo con tali certezze riusciremo a non smarrire noi stessi. Ritrovando la determinazione per combattere chi vuole imporre un nichilismo culturale dove l’identità è nemico da scavalcare.

Tommaso Alessandro De Filippo

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2 Commenti

  1. Ciascuno, nel compilare il proprio inventario, dovrà stabilire quali sono le cose che non meritano alcun sacrificio e per quali altre vale invece la pena di lottare. Sono questi i beni inalienabili, la proprietà vera. O anche i beni che ci si porta sempre appresso, secondo l’esempio di Biante. Ovvero, come dice Eraclito, quelli che fanno parte della natura profonda dell’uomo, in quanto costituiscono il suo demone. Tra questi c’è la Patria che portiamo in cuore, e da qui, dall’inesteso, le restituiamo l’integrità quando la sua estensione, le sue frontiere, vengono violate.
    Ernst Junger dal Trattato del ribelle del 1951

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