ANSA_IXa_26_freiVienna, 11 giu – Fino al 21 settembre sarà possibile visitare la mostra intitolata “Padri dell’Europa”, allestita dal Kunsthistorisches Museum di Vienna e dedicata ad Augusto e Carlo Magno. La mostra sarà incentrata su due opere che fanno parte della ricchissima collezione del museo: la Gemma augustea e il Libro dei Vangeli.

Nella Gemma, Augusto, seduto in trono, è incoronato, con una corona di foglie di quercia, la “corona civica”, utilizzata per premiare chi avesse salvato la vita a più di un cittadino romano. La quercia, come ricorda Devoto, è la pianta più densa di simboli nella tradizione indoeuropea e rimanda, in particolare, all’idea di stabilità ed indistruttibilità. Augusto, nella Gemma, è incoronato da Oikoumene, il mondo abitato: cielo e terra,si compenetrano, cade il contrasto tra materiale e spirituale. Il piano della Gemma è quello dell’Universale, cioè l’Unità (versus unum). Qui sta la chiave per comprendere il senso della restaurazione augustea, dopo che Roma era stata dilaniata dalle guerre civili: nella simbologia raffinata e mai ridondante dell’arte e dell’idea di imperium del princeps. Non ha senso, come fanno alcuni, ridurre a semplice “propaganda” il corpus simbologico utilizzato da Augusto: in primo luogo perché l’idea di propaganda, come la intendiamo noi oggi, era estranea agli antichi, in secondo luogo perché Augusto possedeva l’imperium, e l’imperium non è legittimato dal basso, ma dall’alto. E allora per capire perché Augusto è un padre dell’Europa, basta meditare sui fregi dell’Ara pacis, sulla Saturnia Tellus e cioè l’Italia, su cui, da Saturno a Romolo, regnarono solo sovrani divini, sul fregio del Lupercale, sul concepimento fulmineo di Romolo, come ce lo descrive Ovidio, su Enea che sacrifica ai Penati, sulla poesia di Virgilio che torna infine ad essere ispirata dalla Musa divina, di cui il poeta è solo instrumentum.


Il libro dei Vangeli è un manoscritto proveniente dalla scuola di Carlo Magno, situata nel palazzo di Aquisgrana. Sono realizzati in inchiostro dorato su pergamena. Vi sono rappresentati i quattro evangelisti, in posa ed atteggiamento da filosofi antichi. Ancora una volta, tramite la lettura dei simboli imperiali, è possibile comprendere la natura della restaurazione carolingia. Il katéchon agisce al di là dell’epoca, al di là dello spazio e della manifestazione religiosa. Carlo Magno è consapevole della provvidenzialità di Roma e utilizza lo stesso apparato simbolico, non in funzione propagandistica, ma perché la retta via da seguire è una e uno è l’imperium. A scandire la continuità con Roma, stanno il nome di Sacro Romano Impero, i regalia (corona, scettro e globo) e la costituzione di un impero unitario, basato su legami e vincoli di sangue e fedeltà.

“2000 anni fa moriva Augusto, 1200 anni fa Carlo Magno. Queste due figure sono così importanti per l’Europa da emergere per lucidità e grandezza, Per questo abbiamo dedicato loro una mostra”- così si legge nel testo di introduzione al catalogo della mostra.

Roberto Guiscardo

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