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I pezzi da 381 prodieri della Vittorio Veneto brandeggiati e pronti all’azione

Roma, 16 giu – La guerra nel Mediterraneo per la Regia Marina ebbe come principale obiettivo il rifornimento delle truppe italo-tedesche in Libia, di concerto l’obiettivo degli inglesi fu quello di tagliare le nostre linee di rifornimento cercando di mandare a picco la nostra flotta mercantile e di eliminare la minaccia di quella militare data dalle divisioni di corazzate ed incrociatori pesanti: Sirte, Matapan, Capo Teulada, sono solo alcuni dei più grossi scontri navali che si ricordano in una guerra combattuta perlopiù con naviglio sottile e con l’arma aerea, come dimostra la straordinaria vittoria ottenuta dall’Asse nella Battaglia di Mezzo Agosto. Nel quadro dei rifornimenti alla “Quarta Sponda” l’isola di Malta ha giocato un ruolo alterno a seconda delle circostanze peculiari dettate dai piani strategici dell’Asse: all’inizio della guerra gli inglesi la consideravano indifendibile tanto che sostanzialmente la abbandonarono al suo destino: una invasione italiana. Destino, il piano C3, che fu progettato controvoglia e sbrigativamente dai vertici militari italiani e che forse sarebbe stato un disastro considerando gli scarsi ed inadeguati mezzi in dotazione all’Italia per effettuare uno sbarco anfibio, e quindi accantonato nel momento in cui l’Asse si spinse in profondità nel territorio egiziano eliminando de facto la pericolosità dell’isola, tenuta in vita solo grazie a invii di materiale tramite sommergibili e incrociatori veloci usati singolarmente come se fossero dei rapidi ferroviari: l’incrociatore posamine HMS Welshman della classe Abdiel, capace di una velocità di 40 nodi, entrò nel mito proprio nei primi mesi del 1942, quando l’isola era ridotta allo stremo, grazie ai suoi numerosi viaggi notturni in solitario tra Gibilterra e La Valletta.

Quando però la Germania decise di invadere l’Unione Sovietica, la pressione aerea su Malta andò progressivamente decrescendo dato che nell’aprile del 1942 il II Fliegerkorps fu spostato dal Mediterraneo all’est Europa. In quel momento Rommel riceveva regolarmente i rifornimenti e Malta era ridotta all’impotenza, come dicevamo, ma questo cambiamento delle forze in gioco causò un aumento delle perdite dei nostri convogli dato che l’isola, libera dalla pressione aerea, poté rialzare la testa: a luglio di quell’anno, quindi un mese dopo i fatti che narreremo ed un mese prima della Battaglia di Mezzo Agosto, il 32% dei carichi compreso il 42% dei carburanti venne perso in mare per attacco inglese. A tutti gli effetti, però, l’incidenza di Malta nella guerra ai convogli fu del tutto marginale in quanto non compromise mai le linee di rifornimento; la carenza di materiali in Libia è piuttosto da imputare alla scarsità di rifornimenti inviati a causa della penuria strutturale di carburanti e mezzi che affliggeva l’Italia e con la Germania che considerava quello africano un fronte secondario: il 94% dei materiali inviati dai porti italiani arrivò a destinazione in Libia, il problema era che i piroscafi ed i mercantili partivano a mezzo carico, mentre quelli inglesi navigavano “alla linea di galleggiamento”, una disparità che alla lunga portò all’inversione della marea nel Mediterraneo ed in ogni altro fronte di guerra. Malta quindi tornò ad essere al centro degli interessi inglesi che tra l’11 ed il 12 di giugno del 1942 misero in atto una operazione di rifornimento dell’isola da due fronti contemporaneamente pensando, erroneamente, che l’Asse non potesse parare questo doppio colpo: l’operazione Harpoon da Gibilterra e l’operazione Vigorous da Haifa e Port Said.

Harpoon o la battaglia di Pantelleria

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Il caccia inglese Bedouin in affondamento dopo essere stato silurato dal SM-79 del S.Ten Aichner

Gli inglesi, in quel momento afflitti da penuria di naviglio pesante, seppero comunque organizzare una forza considerevole per la scorta al convoglio partito da Gibilterra. La Royal Navy schierava nella Forza W, che doveva arrivare sino al Canale di Sicilia ed invertire la rotta, una vecchia corazzata, la Malaya, due portaerei (Argus e Eagle), 3 incrociatori (Kenya, Charybdis e Liverpool) e 8 cacciatorpediniere; nella Forza X, quella adibita alla scorta sino a Malta, erano in forza un incrociatore leggero contraereo (Cairo) e nove cacciatorpediniere oltre ad undici unità minori. A questa flotta si affiancava il Western Convoy composto dai mercantili Troilus, Burdwan, Chant, Tanimbar, Orari e dalla cisterna Kentucky. Infine vi era anche la Forza Y composta dalla cisterna Brown Ranger e da due corvette. Le tre flotte erano al comando dell’Ammiraglio Harwood, al vertice della Mediterranean Fleet, mentre il comando in mare era affidato a Vice Ammiraglio Curteis a bordo del Kenya. L’Italia schierava invece la 7° divisione incrociatori leggeri composta dall’Eugenio di Savoia e Raimondo Montecuccoli scortati da 5 cacciatorpediniere al comando del Vice Ammiraglio Alberto Da Zara salpato da Cagliari il giorno 15 giugno. Il piano inglese, come dicevamo, prevedeva che la Forza W invertisse la rotta all’ingresso del Canale di Sicilia lasciando la Forza X a protezione del convoglio considerando che il nostro naviglio pesante sarebbe stato impegnato ad est per parare il colpo proveniente da Port Said ed Haifa, ma alle 5:39 del mattino del 15 giugno la Forza X si trovò davanti la divisione di Da Zara che aprì subito il fuoco contro i cacciatorpediniere inglesi che si lanciarono a tutta forza contro le nostre navi: a causa della disparità di calibri il fuoco italiano colpì ed immobilizzò immediatamente due caccia inglesi: il Bedouin, poi silurato da un SM-79 pilotato dal Sottotenente Martino Aichner facente parte del 132° Gruppo Autonomo dell’asso Carlo Buscaglia, ed il Partridge che però fu recuperato. Da Zara decise di continuare nell’affondo e diresse il fuoco sulla principale unità nemica, il Cairo, che ricevette alcuni colpi che lo costrinsero ad accostare. Sorte peggiore ebbero le navi da carico del convoglio: di tutte le navi che lo componevano solo il Troilus arrivò incolume a Malta. Da parte italiana si ebbero danni irrilevanti sui due incrociatori mentre il caccia Vivaldi, colpito pesantemente, restò comunque a galla e riuscì a far ritorno in porto.

Vigorous, gli inglesi non superano la “bomb alley”

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I grossi calibri della Littorio in azione

Il 12 giugno da Haifa e Port Said salparono 11 mercantili (City of Pretoria, City of Calcutta, Bhutan, Potaro, Bulkoil, Rembrandt, Aagtekirk, City of Edimburgh, City of Linconln, Elizabeth Bakke ed Ajax) scortati da 8 incrociatori (6 pesanti il Cleopatra, Dido, Hermione, Euryalus, Arethusa e Coventry e 2 leggeri il Birmingham e il Newcastle) e 25 cacciatorpediniere salpati da Alessandria il 13. Il comando in mare della 15th Cruiser Squadron era affidato al Vice Ammiraglio Sir Phillip Vian coadiuvato dal Vice Ammiraglio Tennant al comando della 4th Cruiser Squadron. Non disponendo, come già dicevamo, di corazzate gli inglesi cercarono di ingannare la nostra ricognizione camuffando una vecchia nave bersaglio, la HMS Centurion, come se fosse una corazzata della classe King George V, la HMS Anson. Ad ulteriore protezione di questo imponente convoglio erano stati disposti a ventaglio nelle acque tra la Sicilia e la Sardegna una serie di sommergibili in modo da intercettare la nostra squadra navale. L’Italia schierò un importante contingente navale composto da due corazzate (Littorio e Vittorio Veneto), 4 incrociatori (Gorizia, Trento, Garibaldi e Duca d’Aosta) e 12 cacciatorpediniere tra cui il Legionario che era alla sua prima uscita operativa dotato di radar tedesco tipo De.Te, al comando del Vice Ammiraglio Angelo Iachino salpato da Taranto il 14 giugno. Nello Ionio inoltre erano schierati una serie di sommergibili coadiuvati da naviglio sottile tedesco e 6 U Boot. Oltre alla flotta l’Asse poteva contare su bombardieri e aerosiluranti basati in Sicilia, Calabria, e Libia. Il primo colpo di questa parte della battaglia spetta all’aviazione che già il 12 giugno danneggiò gravemente un mercantile che dovette ripiegare su Tobruch, al tempo in mano inglese, mentre una seconda unità fu affondata da aerei italiani in acque libiche. L’azione combinata della aviazione dell’Asse, e del naviglio sommergibile e sottile di superficie fu devastante durante i 3 giorni della battaglia: la “bomb alley”, ovvero il tratto di mare tra la Libia, Malta e l’Italia, non concesse tregua alle navi inglesi. Colpiti numerosi caccia e incrociatori ( Birmingham e Arethusa gravemente colpiti ed Hermione affondato), persi da subito due mercantili ed altri due mandati a picco poco dopo dagli Stukas tedeschi (Aagterkirk ed il Bhutan), Vian diede ordine di fare dietro-front temendo anche di entrare in contatto con la squadra navale italiana uscita in mare da Taranto. In questo momento, la sera del 15, gli inglesi sulla via del ritorno ebbero colpito un altro incrociatore , il Newcastle, silurato dai tedeschi e affondato un altro caccia. Gli italiani ebbero una sola grande perdita: l’incrociatore pesante Trento fu silurato ed affondato dal sommergibile HMS Umbra, dopo che era stato immobilizzato da un siluro sganciato da un bombardiere Beaufort nella mattinata del giorno 15 che aveva messo fuori uso le caldaie.

La Battaglia di Mezzo Giugno trovava quindi il suo epilogo: una sconfitta per la Royal Navy e la prima dimostrazione che l’offensiva aerea accompagnata dall’azione del naviglio sottile rappresentava lo strumento migliore e più efficace di interdizione dei mari, nonostante si sia registrato il primo vero successo ottenuto dai “medi calibri” della nostra Regia Marina contro la flotta inglese. Inglesi che, nonostante la sconfitta, tenteranno di rifornire Malta con un secondo convoglio che porterà a quella che è stata chiamata la Battaglia di Mezzo Agosto, di cui vi abbiamo già parlato. Dopo quella seconda, grande, sconfitta, la Royal Navy non tenterà più di rifornire l’isola attraverso lo strumento dei convogli lasciando l’incombenza al naviglio veloce e sommergibile, sino a quando il cambio di marea in Africa dopo la battaglia di el-Alamein col conseguente arretramento del fronte, permetterà a questi di riorganizzare i trasporti e rinforzare l’isola nel 1943, usandola come trampolino di lancio per l’invasione della Sicilia, ma questa è un’altra storia.

Paolo Mauri

 

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