cinemaRoma, 19 gen – L’Italia sembra essere tornata a suscitare l’interesse delle grandi produzioni Hollywoodiane: saranno infatti effettuate tra Matera e Roma le riprese di Ben Hur, remake dello storico film vincitore di 11 Premi Oscar, a partire dal 2 Febbraio di quest’anno.

Il nuovo kolossal biblico del regista kazako Timur Bekmambetov – già famoso per aver dato vita a due produzioni statunitensi di discreto successo come Wanted e La leggenda del cacciatore di Vampiri – prevederà un cast di attori del calibro di Morgan Freeman, Tony Campbell e Jack Huston, e sarà sceneggiato da John Ridley, vincitore dell’Oscar con 12 Anni Schiavo.

Con la partecipazione di circa 2.500 comparse e 400 addetti alla produzione, le riprese esterne saranno registrate tra la storica zona dei Sassi ed il parco delle chiese rupestri del capoluogo lucano, mentre gli interni saranno ricostruiti nei teatri di posa di Cinecittà.

Non è certo la prima volta che la capitale della Cultura 2019 richiama l’interesse di produzioni cinematografiche per fare da sfondo ad una pellicola: già negli anni sessanta la cittadina era assurta a simbolo scenografico per “Cristo si è fermato ad Eboli” del recentemente scomparso Francesco Rosi e per il “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, mentre in epoca più recente è stato possibile rivederne gli scenari in lungometraggi internazionali come “The Omen” o il campione di incassi “La Passione di Cristo” di Mel Gibson.

Pare ovvio che la notizia non possa che far piacere, soprattutto alla luce del trend secondo cui l’Italia risulterebbe riguadagnare terreno in termini di competitività rispetto ai Paesi dell’Europa dell’est, fino ad oggi maggiormente attrattivi in termini di costi per le mega-produzioni hollywoodiane. Sono già in cantiere infatti diverse pellicole ambientate nel Bel Paese, tra cui la nuova saga di 007 e l’atteso “Christ the Lord”, tratto dal libro di Anne Rice.

Ciò che invece sembra ancora oscuro è il ruolo che la nostra Nazione intenda assumere in questo palcoscenico internazionale. Senza considerare il doppiopesismo nelle attuali regole di Tax Credit – che consentono agevolazioni fiscali del 15% per le imprese nazionali e del 25% per quelle estere, con un limite massimo nel credito d’imposta innalzato da 5 a 10 milioni di euro per le produzioni straniere, fermo invece a 3.5 milioni per quelle italiane – è palese che siamo di fronte ad un bivio: rimanere una scenografia di cartone da mettere a disposizione del miglior offerente, o fare del nostro Paese un polo di sviluppo culturale degno di competere nel mondo, come già avvenuto in passato. Il “genio” non manca, l’amor proprio a volte sì…

Davide Trovato

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