Roma, 3 gen – Il più importante lascito di Joseph Ratzinger è la consapevolezza: certe posizioni, oggigiorno, si pagano anche se si è il Papa. Sembra un detto popolare, me è la verità. Benedetto XVI ha rappresentato, più di ogni altra cosa, il Figlio di Dio perché ha unito alla santità del suo ruolo la profonda umanità dell’uomo che ricopriva quell’incarico. E, come Gesù Cristo sulla croce durante le atrocità, anch’egli non ha sopportato il peso del ruolo riformatore che stava ricoprendo e ha chiesto pietà. Nessuno gliene concesse, i prelati a lui vicini gli voltarono le spalle e il destino di uno dei più importanti intellettuali dei nostri tempi fu quello che poi tutti abbiamo conosciuto: dimissioni.

Benedetto XVI, un Papa riformatore

Benedetto XVI è stato un Papa riformatore, perché intendeva riformare la Chiesa riportandola ai riti e alle tradizioni che un misto di fattori gli stava facendo perdere. Il comunismo, il sessantotto che incendiò l’Occidente, la perdita dei valori così detti tradizionali e una generale sfiducia verso la fede che oggi possiamo addebitare allo spirito del tempo, tutto questo generò una crisi della fede che Ratzinger sfidò restaurando la liturgia e la dottrina cattolica. Diceva che ridare sfarzo a un antico palazzo rovinato dal tempo e dall’incuria non è regressione ma opera meritoria. Si trattava di non piegarsi alla faciloneria con cui l’opinione pubblica avrebbe voluto una Chiesa fatta su misura per le proprie esigenze ideologiche, priva di canoni e di colonne portanti dalle quali non si può prescindere. Grosso modo come sta avvenendo oggi con Papa Francesco, il Papa osannato dalle sinistre di tutto il mondo per via della faciloneria con cui tratta temi delicati e per la spregiudicatezza con cui lancia le sue opinioni. Giuliano Ferrara gli ha intitolato un libro che rappresenta perfettamente il problema dell’attuale Pontefice: è un Papa che piace troppo, e quando il reggente di una tradizione millenaria così radicata e fondamentale riscuote troppo consenso, significa che sta abdicando al suo ruolo di guida preferendo la funzione di santone.

Non a caso alla sinistra piace molto Bergoglio, il Vicario di Cristo che ha abbandonato i simboli di cui Ratzinger si copriva preferendogli il nome del frate che amava i poveri e vergava testi inneggianti la natura. Difatti si tratta dei miti che la sinistra trasforma in proprie battaglie sbagliando completamente modo, tempi e mezzi, ma tant’è e tanto basta per creare un noioso fil rouge che collega Botteghe Oscure, o quel che ve ne è rimasto, con il Vaticano, o quel che ve ne è rimasto.

A proposito delle accuse a Raztinger

A Ratzinger viene addebitato ancora oggi il lassismo nei confronti dei preti pederasti, omettendo di proposito il dato secondo il quale egli, in soli due anni, ne ha cacciati quattrocento. E dimenticandosi altrettanto di proposito quanto la Chiesa cattolica faccia del bene nel mondo, anche a costo della propria stessa vita. Ma oggi dobbiamo sorbirci gli intellettuali del calibro di Cecchi Paone e Vladimir Luxuria che pontificano sul pontefice emerito. Vabbè.

A proposito di martiri cattolici. Era cattolica la suora che a Mogadiscio, in Somalia, venne trucidata dai criminali islamici a seguito della lectio magistralis tenuta da Ratzinger nel 2006 all’università di Ratisbona, durante la quale il Pontefice citò uno scritto storico riguardante le atrocità di cui l’Islam si è macchiato e continua tutt’oggi a macchiarsi seppur sotto sigle e con modalità differenti. Si chiamava Leonella Sgorbati ed era partita da Piacenza per andare a curare i bambini somali. A seguito di quell’intervento magistrale che Benedetto XVI tenne a Ratisbona, un gruppo di fanatici composto da sessantasette professori impedì al Pontefice di aprire l’anno accademico 2007-2008 all’Università Sapienza. Se Dio è Dio, disse Ratzinger, non è possibile che la sua parola ordini il male. La ragione vuole che sia Dio a donare la vita e che, conseguentemente, egli non possa ordinare la morte e la sofferenza per le persone.

La sinistra, che al tempo stava già processando Oriana Fallaci per i suoi libri, insorse e scatenò il putiferio. Finì che Joseph Ratzinger si dovette scusare con chi seguitava, in quei precisi istanti, ad appendere i cristiani per la gola e a legiferare nel nome del proprio Dio affinché questi ultimi venissero, nel migliore dei casi, sottomessi definitivamente. Saranno felici adesso, con le chiese trasformate in bivacchi di immigrati afro-islamici gestite da giovani scapigliati che intendono la celebrazione della messa come l’inizio di una occupazione, preferendo la chitarra all’organo e le omelie eco&solidali alla celebrazione in latino.

Lorenzo Zuppini

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. Modesta segnalazione a lato. J. Ratzinger era di sinistra, o meglio un cattolico di sx che già di per sé, come concetto è una bestemmia. Bisogna considerare che i fratelli Ratzinger avevano poco più di ventanni quando la Germania dei nazisti crollò inesorabilmente. Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere bene una emigrata tedesca in Svizzera, figlia, non unica, di un combattente della Wehrmacht. La desolazione, l’ incredulità e la necessità di trovare una ragione nella fede ha pervaso lei, la sua famiglia e i Ratzinger che erano vicini di casa. Questo ha influenzato molto il cammino del popolo tedesco, dal più semplice al futuro Papa. Quello che è accaduto dopo è stato un processo degenerativo dei vincenti incredibile per chi aveva accettato e subito il ruolo del perdente, della vittima del “male”. Non tutti sono onniscienti e il ns. ultimo Papa, oggi in cielo, ha cercato di recuperare sino all’ ultimo però è partito molto svantaggiato. In questo è stato grande, a mio avviso.

Commenta