10421983_10205643475636138_608771928528341503_nRoma, 7 feb – Il 6 giugno 1944 gli Alleati sbarcarono in Normandia, scatenando dei durissimi bombardamenti sulle città normanne. Specialmente colpite furono le città di Rouen e Caen, con gravissime perdite tra i civili, la distruzione di numerosi beni architettonici francesi, e limitati danni invece alle poche forze tedesche dentro le città.

Robert Brasillach, del quale ricordiamo in questi giorni la tragica morte per esecuzione capitale dopo un “democratico” processo alle idee, commentò su L’Echo de France questi fatti, attaccando i diversi intellettuali francesi, da Valery a Mauriac, i quali, chiamati in causa sull’argomento dei danni arrecati ai capolavori d’arte francesi dai bombardamenti Alleati da un inchiesta della rivista La Gerbe (1), avevano preferito defilarsi, dimostrando una certa pavidità anche perché una loro parola in difesa del patrimonio artistico nazionale non avrebbe certo “compromesso la loro preziosa indipendenza”.

E Brasillach, in un passo del suo scritto – inedito in italiano – che riportiamo di seguito, evoca a riprova la risposta alla stessa inchiesta dell’inclassificabile Céline (2). Sarà questa l’ultima volta che l’autore de 10966879_10205643586158901_856099209_nIl mio paese mi fa male citerà Céline; due personalità molto diverse, inconciliabili prima e durante la Collaborazione, accomunate però dall’amor di Francia.

“La prova è data dalla risposta di Céline. In realtà, ammiro tantissimo quelli che vogliono legare Céline a qualsiasivoglia partito. L’avventura del Fronte popolare avrebbe dovuto dare di che riflettere ai lettori superficiali e ai loro cervelli di mosca. Poiché nel Viaggio al termine della notte vi era una netta condanna del mondo borghese, allora l’autore fu consacrato da L’Humanité come un Grand’uomo, e le Case della Cultura l’ammirarono.

Questo fino a quando non riportò da Mosca le brevi e violente parole di Mea Culpa. Oggi, se fossi nei panni di chi intende incatenare Céline alle magnifiche profezie de La scuola dei cadaveri, starei in guardia: tutti sanno che Bardamu è il refrattario totale, che non si accoda a nessun conformismo, neanche al conformismo dell’anticonformismo, che dice le sue quattro verità a chi le vuol capire, e che non baratterà mai con le parole la forza della realtà. È pienamente convinto che la follia del mondo sia una gran fregatura, e che abbiamo rigettato ogni valido rimedio volto ad attenuarne gli effetti.

10961846_10205643594359106_240925593_nPer questo, quando gli si chiede la sua opinione sulle distruzioni artistiche in Francia, risponde in tutta tranquillità che per fermare il massacro [della guerra] darebbe in cambio tutte le cattedrali del mondo. Ecco qui un’opinione schietta e sana, che mi sembra pochi abbiano il coraggio di dare. E che prova, tanto per iniziare, che nessuno ha preteso da Céline delle lacrime di coccodrillo per le cattedrali di Caen e Rouen. Ma Céline dice ciò che pensa, e pensa ciò che vuole.

I nostri “taciturni”, non oseranno mai dire che se ne fregano delle cattedrali. Ne vivono, dell’amore della cattedrali, ne scrivono, e ne fanno professione. Sì, sono dei professionisti di questo amore, come ci sono professionisti di altri amori. E sanno bene, e Céline lo sa anche, beninteso, che la distruzione delle cattedrali o dei palazzi non farà cessare per questo il massacro. Ma ecco, sembra proprio che anche il solo disapprovare – timidamente, peraltro – l’inutile distruzione della Bellezza del mondo, sia dar sostegno alla Germania. […]”

NOTE

(1) “Le élite francesi davanti al saccheggio della Francia”, condotta da P. Larcher, in La Gerbe, n. 206, 22 giugno 1944.
(2) Ecco il testo integrale della risposta di Céline all’inchiesta (traduzione di Valeria Ferretti, in Céline ci scrive – Le lettere di Louis-Ferdinand Céline alla stampa collaborazionista francese, 1940-1944, Settimo Sigillo, Roma 2011):
“Darei volentieri alle fiamme tutte le cattedrali del mondo se questo potesse placare la Bestia e far firmare la pace domani. Duemila anni di preghiere inutili, trovo che sia molto. Un po’ d’azione! Domani faremo forse un’architettura di buchi! Niente frecce! Le lezioni della guerra avranno retto. Con il terrore delle bombe, i nostri discendenti vivranno probabilmente da Tutti nel tombino. E così sia!”.

(Traduzione e introduzione di Andrea Lombardi)

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