Roma, 26 giu – Non si ferma il lavoro di Alberto Alpozzi, fotoreporter specializzato in zone di guerra, sul recupero della storia coloniale italiana. Un periodo volutamente mantenuto buio e fumoso dalla storiografia ufficiale che dal dopoguerra si rifiuta di farci i conti, preferendo mantenere inalterata la vulgata del razzismo e dello sfruttamento del regime verso i poveri indigeni. Una vulgata basata solamente su propaganda spicciola e testimonianze parziali e di parte ma a cui manca totalmente ciò che invece contrappone Alpozzi: documenti, prove, dati, testimonianze complete, articoli. In pratica un “tutto ciò che sai (sul colonialismo) è falso”, ma ampiamente documentato. A un anno dal primo volume, ecco Bugie Coloniali II (€ 17,00; 188 pagg.; ed. Eclettica), un volume che amplia il precedente e che forse già annuncia altri seguiti, visto che l’argomento è vastissimo e il buco storiografico è paradossalmente ancora più ampio.

Bugie Coloniali II, un libro a prova di bufala

In questo volume Alpozzi dedica due capitoli al tema dello schiavismo, confutando la teoria, bislacca ma tuttavia in voga in certi ambienti, secondo cui il fascismo avrebbe in realtà schiavizzato i popoli colonizzati – la teoria si basa sulla relazione Serrazanetti che, però, Alpozzi verifica e analizza in modo completo a differenza degli storiografi ufficiali – e fornendo invece una documentazione a prova di bufala sull’abolizione della schiavitù in Somalia.

Un capitolo molto interessante è anche il primo, dedicato alla stampa e alla politica antifascista e comunista che tra il 1946 e il 1948 “rivendicarono” la politica coloniale fascista, anche nel tentativo di ottenere il protettorato a tempo delle ex colonie che era invece rivendicato dagli inglesi. Il modo in cui i più acerrimi nemici interni del fascismo abbiano rivendicato di aver portato la civiltà e il lavoro durante il ventennio è, oltre ad essere elemento molto interessante da studiare, anche un piccone che da solo basterebbe a demolire tutto un impianto di falsità costruito sul nulla.

Non poteva poi mancare, in quest’epoca di revanchismo metoo e di femminismo d’accatto, un capitolo sul madamato. Notevoli anche i capitoli sui dati di investimento dello Stato fascista nelle colonie, a dimostrazione del fatto che esse furono terreno di investimento e crescita e non di depredazione, sottolineando la differenza con gli “altri” colonialismi, soprattutto quello inglese.

L’eccidio di Mogadiscio

Molto importante poi il capitolo, a cura di Gianfranco Cenci, che approfondisce l’eccidio di Mogadiscio del gennaio del 1948, dimostrando come questo sia in realtà stata una strage premeditata dagli inglesi per contrastare la volontà ferrea dei somali di restare sotto il controllo italiano (ma non erano stati schiavizzati e sfruttati?) piuttosto che finire sotto quello britannico.
Un nuovo fondamentale tassello del lavoro di Alpozzi sul periodo coloniale italiano che va ad aggiungersi, oltre che al primo volume, ai testi sul Faro di Mussolini e sui Dubat.

Carlomanno Adinolfi

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1 commento

  1. Chiunque abbia avuto modo di ascoltare dalla viva voce di un paio di generazioni che sono oggi scomparse non può che confermare il suddetto articolo.

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