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Roma, 24 dic – Sono passati quarant’anni dalla prima apparizione italiana della serie animata Capitan Harlock. Oggi, nel 2019, qualcuno ha pensato bene di mettere il celebre pirata spaziale su un manifesto ed incollarlo sui muri di tutta la penisola. Ma a scanso di quello che può essere considerato un semplice cartone animato, cosa può insegnare alle nuove generazioni, un personaggio creato nel lontano 1977? Sembra passata un’era, eppure Harlock può ancora parlarci: ci parla come le rovine dei Fori Romani, come le statue viventi di Michelangelo o le gesta senza tempo dei 47 ronin. Come poche volte è accaduto nell’epoca moderna, il pensiero di Leiji Matsumoto si è fatto arte, per trasformarsi in un’immagine vivente che abbatte le generazioni per riproporsi sempre attuale. Capitan Harlock è un mito.



La legge dell’onore e della libertà

Se il mito “è la casa degli dei”, il Capitano dell’Arcadia merita di entrarci a pieno titolo, perché offre una visione di uomo differente rispetto al mondo che ci circonda: un uomo che sceglie la via della lotta invece che quella dell’oblio, che sceglie i pochi contro i tanti, che agisce secondo un codice non scritto che è la legge dell’onore. Parola impronunciabile ancora oggi da tutti quelli che vedono nel suo significato una violenza intrinseca, da mettere nell’indice dell’”hate speech”, perché profondamente differente dalla norma del vile: ovvero quella del mantra ripetuto ogni qual volta si presenta l’occasione di sfoggiare con il mignolino alzato l’aforisma di Brecht “sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi”. Harlock infatti non combatte solo contro una minaccia esterna, “allogena”, al pianeta Terra: combatte innanzi tutto per la Libertà, nello squallore senza vita di un mondo decadente. Il “Governo Unificato della Terra” guida un pianeta in pace, in cui le persone vivono in uno stato di perenne indifferenza rispetto a quello che accade nel mondo e intorno a esso. Le macchine hanno sostituito l’uomo nei lavori più comuni. A causa dell’avidità umana i mari sono stati quasi prosciugati e molti beni vengono attinti da altri pianeti perché ormai la Terra non ha più risorse. La classe dirigente, rappresentata da un anonimo Primo Ministro, è intenta solo a racimolare voti alle elezioni e a negare l’evidenza dei gravi problemi. Le persone che non condividono questo tipo di mentalità sono emarginate e considerate fuorilegge.

Black Brain

I manifesti del Blocco Studentesco davanti alle scuole

Basterebbe questo per fare del Pirata e della sua ciurma di “emarginati” dei simboli della lotta contro la globalizzazione e il liberismo finanziario, ma non basta a fare di lui un mito. Tutti possono avere delle velleità “sessantottine”. Quello che differenzia Harlock dal resto, come ciò che differenzia il pensiero rivoluzionario di un Pound dal resto, è la mobilitazione degli Dei, del sacro, del divino nella lotta quotidiana. La sua missione è far tornare la scintilla divina nel cuore degli uomini che l’hanno perduta, venduta, barattata. In un mondo (il nostro) in cui non mancano governi imbelli, minacce esterne e catene di censura avvolte intorno a chi la pensa in maniera “altra” rispetto all’apatico pensiero unico, sono pirati tutti coloro che non si arrendono a questa realtà. Non bisogna rinchiudersi dentro universi immaginari per trovare i nostri eroi, ma bisogna attingere dai miti per combattere la depressione della noia, per dare alla nostra vita un significato più profondo del semplice “lavora/compra/muori”. Se la morte è la verità da cui nessuno può scappare il mito ci dona un viatico, un rituale se vogliamo, una veste consona per affrontare la vita e la sua naturale conclusione. Non scioglie nessun mistero, certo, ma ci racconta un modo diverso di stare al mondo e ci “riempie gli ultimi sguardi di ardite visioni”.

Capitan Harlock scalda il cuore dei giovani

Capitan Harlock è saturo di queste visioni: scene, parole, immagini, azioni che riescono a muovere e far sognare (ancora) il cuore dei giovani, accordandoli alle frequenze senza tempo del mito, della tradizione e dell’eroismo. Ma soprattutto, il monito dei manifesti sembra essere chiaro: “Che tutti gli stupidi e i vigliacchi imparino a temerci”. Un motto che si scaglia come un fulmine sulle coscienze dei ragazzi: è un invito a combattere senza paura per quello in cui si crede, un invito a vivere liberi senza le catene del politically correct, dei giudizi dei “grandi” e di quei stupidi e vigliacchi che purtroppo inquinano le menti delle giovani generazioni con nozioni vaghe e distruttive.

Un monito a fare del nostro meglio e a non disperare mai per il futuro. Il futuro non esiste. Esiste solo il presente, che ci viene strappato qui ed ora dalle politiche d’interesse di governi che gestiscono la Nazione Italia come dei curatori fallimentari. Ma è proprio in questa gioventù che non scappa, che rigetta i dogmi della società liberale, che accetta con coraggio la realtà, che si getta a capofitto in ogni scuola e strada e che, soprattutto, cerca di ridare speranza ad una generazione che ne ha disperatamente bisogno, che il mito del Capitano si manifesta. In ogni istante di coraggio ripetuto nel tempo, risiede il segreto della libertà.

Libero Baluardo

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