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Roma, 25 feb – Dopo la pizza con l’ananas, gli spaghetti con il ketchup e l’abominevole pollo con il formaggio parmigiano arriva la smoky tomato carbonara, ennesima rivisitazione statunitense in chiave horror dei piatti della nostra tradizione culinaria.

La carbonara del Nyt con pancetta e pomodori affumicati

A proporre l’evitabilissima variazione sul tema è stato il New York Times. Nel presentare il piatto ai lettori gourmand, il quotidiano ricorda che la specialità romana è «tradizionalmente fatta con parmigiano, uova, guanciale (maiale stagionato) e pepe nero». Ma la versione 2.0, oltre ai pomodori affumicati, prevede l’utilizzo – i romani si tengano forte – della pancetta. Il Nyt lo propone per una ragione di reperibilità: l’ingrediente, in America, è più diffuso del guanciale. Inoltre «conferisce una bella nota affumicata». Per quanto riguarda i pomodori, invece,  «non sono tradizionali nella carbonara, ma danno un sapore brillante al piatto». Se lo dicono i gourmet del New York Times…

La Coldiretti si incazza

Sui social, come prevedibile, l’opinione si è polarizzata fortemente. Chi l’ha presa peggio è stata la Coldiretti, che ha condannato l’uso improprio del termine «carbonara». «La carbonara al pomodoro è la punta dell’iceberg della falsificazione del Made in Italy a tavola che nel mondo ha superato i 100 miliardi di euro con gli Stati Uniti al primo posto», spiega l’associazione un comunicato. «La versione inventata dal quotidiano Usa utilizza, oltre al pomodoro, il bacon al posto del guanciale, mentre il Pecorino Romano viene sostituito dal Parmesan».

L’agropirateria internazionale

Prosegue la Coldiretti rincarando la dose: «La Carbonara figura tra le ricette italiane più sfregiate all’estero. Con, ad esempio, l’abitudine di modificarla con l’impiego della panna senza il pecorino». La mancanza di chiarezza sulle ricette Made in Italy, secondo l’associazione, conduce al fenomeno della «agropirateria internazionale». Una pratica che  «utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati come il Parmesan che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale». Il rischio reale, conclude la Coldiretti «è che si radichi nelle tavole internazionali un falso Made in Italy che toglie spazio di mercato a quello autentico e banalizza le specialità nostrane frutto di tecniche, tradizioni e territori unici e inimitabili».

Cristina Gauri

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