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In occasione del Giorno del Ricordo vi riproponiamo questo articolo di Valerio Benedetti, scritto e pubblicato su questo giornale il 10 febbraio 2020 ma sempre attuale – La Redazione

Roma, 10 feb – Un dramma di popolo – perché questo furono le Foibe – taciuto per decenni. Una pulizia etnica crudele, schifosa, che grida vendetta. Una tragedia che doveva essere dimenticata, rimossa. Sacrificata sull’altare degli equilibri della Guerra fredda e sull’impunità dei carnefici. Che furono i titini e i partigiani italiani (ricordiamolo a scanso di equivoci). Poi, finalmente, il velo di Maya è stato strappato. E il Giorno del ricordo, istituito come solennità civile nel 2004, funge ora da risarcimento (parziale) per le popolazioni martoriate dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Dal negazionismo al giustificazionismo

Eppure, nonostante la lunga (e snervante) attesa di questo riconoscimento simbolico, c’è ancora chi non riesce proprio a digerire che la verità storica sia stata ristabilita. Anpi, vetero-comunisti e antifascisti da operetta continuano imperterriti la loro opera di minimizzazione di quella tragedia. Alcuni hanno addirittura chiesto di cancellare il Giorno del ricordo, fondando i propri deliri sulle «ricerche» di qualche ciarlatano in cerca di visibilità. Del resto, i «compagni», abbandonata l’insostenibile strada «negazionista», si sono spostati sul fronte del riduzionismo e del giustificazionismo. Le Foibe? Un piccolo dettaglio dei cruenti combattimenti sul confine orientale. La pulizia etnica ai danni degli italiani? Una legittima ritorsione degli slavi contro le «angherie fasciste». E via delirando.

La menzogna sulle Foibe è un «fatto sociale»

Ora, questa truffa storiografica è stata abbondantemente smascherata e rigettata nella pattumiera della storia. Ed è veramente superfluo ritornarci. Anzi, è proprio inutile. Il punto è questo: anche di fronte a prove inoppugnabili, i comunisti di oggi continuerebbero comunque a minimizzare le Foibe. E questo avviene perché le tesi revisioniste dei «compagni» non hanno a che fare con i documenti e l’argomentazione razionale. Come avrebbe detto il sociologo Émile Durkheim, il giustificazionismo delle Foibe è un fatto sociale. In altri termini, riconoscere il dramma delle popolazioni giuliano-dalmate equivarrebbe a negare sé stessi, o meglio la narrazione che regge tutta l’impalcatura ideologica degli eredi dei partigiani. La pressione sociale è troppo forte: chi ammette l’infamia di quella pulizia etnica verrebbe ipso facto escluso dalla sempre più marginale cerchia dell’antifascismo militante.

L’ultima ridotta dell’antifascismo

Le Foibe, infatti, sono ormai diventate una sorta di Katyn italiana, una delle ultime ridotte su cui si è arroccata una nebulosa di vetero-comunisti senza arte né parte. Minimizzare le Foibe e giustificare le infamie dei partigiani è l’estrema difesa di una cattedrale nel deserto. Un tempio ormai abbandonato, certo, ma che comunque continua a conferire senso a frange identitarie sempre più marginali. È per questo motivo simbolico e prerazionale che gli antifascisti vorrebbero cancellare il Giorno del ricordo: giustificare le Foibe significa giustificare la propria esistenza. Karl Marx l’avrebbe chiamata «falsa coscienza». Noi ci limitiamo a chiamarla infamia.

Valerio Benedetti

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4 Commenti

  1. Tutto molto bello. Che ci siano stati episodi del genere nessuno lo mette in dubbio. Questo non significa che la resistenza sia da delegittimare, tantomeno quella dei paesi slavi occupati dai nazifascisti doppiamente legittimata dalla ferocia degli invasori. Bisogna distinguere il singolo evento dal contesto storico, e soprattutto non bisogna allargare la responsabilità di casi simili (pochi o molti che siano, ma i dati ci dicono pochi) all’intero fenomeno storico della Resistenza. Perchè, oltre a commettere un errore, si legittima il revanscismo neofascista (basato principalmente su menzogne e rovesciamenti di frittata, come la storiella del genocidio italiano). Provate a dire agli sloveni, ai montenegrini, agli albanesi, ai greci o ai croati di quanto fossero bravi gli occupanti italiani (degli alleati tedeschi e ustascia meglio non parlarne)… Ricordiamo che l’occupazione nazifascista ha provocato in Jugoslavia più di un milione di morti, altro che genocidio degli italiani.
    Il bello è che chi propaga le menzogne neofasciste si dice anche sovranista, però la sovranità dei paesi invasi dagli italiani non la rispettano a quanto pare…
    I fascisti hanno invaso la Jugoslavia, i fascisti hanno creato il razzismo antislavo decenni prima, i fascisti hanno attuato la repressione e il genocidio degli slavi assieme ai nazisti e i nazifascisti poi ne hanno pagato le conseguenze. Hanno perso una guerra che loro hanno voluto. Mi sembra facile da accettare, oltrechè profondamente giusto dal punto di vista storico. I mezzi, forse a volte eccessivi (in alcuni casi che nessuno nega), sono stati messi in atto sull’onda della ferocia apportata dall’invasione nazifascista prima e durante la guerra.
    Ma da qui a legittimare il pagnisteo del revisionismo nero ce ne passa. Le colpe si pagano, e se non esiste il bene e il male, esistono responsabilità che poi pesano. Chi semina vento raccoglie tempesta, ed è quello che è accaduto ai fascisti sul fronte orientale.

    • Peccato che molto sia accaduto a guerra già finita… Comunque l’ Italia esiste ancora, la Jugoslavia non più.
      Tito, chiediti perché? Tutti i nodi vengono al pettine, anche per te.

    • i casi sono due;

      o i suoi genitori erano degli appassionati cultori di Storia dei Romani e hanno così voluto omaggiare con il nome di Tito (Livio) un proprio figlio;

      oppure lei si è scelto il nick di un autentico maiale.

      tenendo presente che il numero dei fan di Tito Livio non dovrebbero essere poi moltissimi…

      il cerchio si stringe.

  2. io credo che questa,come tante altre volte,prima ancora di una analisi politica e dei fatti,prevalgano i propri privatissimi complessi personali;ossia nel sentirsi rifiutati dalla società normale circostante;

    così non rimane che proiettare le proprie deficienze nell’essere rigorosamente anti-italiani:

    negare le Foibe nella loro drammaticità oppure essere filo-migranti (normalmente africani) sono le due facce della stessa medaglia:

    di merda.

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