Roma, 3 nov – Dal 28 ottobre 2020 veniva venduto nelle librerie Perché l’Italia amò Mussolini, ennesimo testo di Bruno Vespa sui parallelismi tra passato e presente (una costante della bibliografia del popolare giornalista). Oggi, 3 novembre 2021, esce Perché Mussolini rovinò l’Italia. Cerchiobottismo puro e semplice? Non proprio.



Su Mussolini un Vespa “double face”

Posto che, ovviamente, è concettualmente possibile ritenere che l’Italia abbia amato Mussolini nonostante una sua presunta e totalizzante condotta nociva per il Paese, i due testi, pubblicati a distanza di un anno l’uno dall’altro, sono intervallati da una serie di reazioni mediatiche e culturali (tanto per cambiare afferenti al solito e ormai ripetitivo pensiero unico politicamente corretto), da lasciar trarre una serie di considerazioni.

Poco dopo la pubblicazione di Perché l’Italia amò Mussolini, Bruno Vespa cominciò il consueto giro di interviste – anche televisive – per promuovere il libro. E le critiche da parte degli esponenti della cosiddetta egemonia culturale furono pesantissime. Come si permette il signor Bruno Vespa di sostenere un consenso della Nazione nei riguardi di Benito Mussolini, tra l’altro esponendo un fatto talmente ovvio che perfino scrittori culturalmente profondamente antifascisti come Giordano Bruno Guerri non hanno mai potuto negare?

Ricordiamo la puntata di Agorà, su Rai3, e cosa accadde poche settimane dopo la pubblicazione dell’opera: Vespa si permise di sostenere che Mussolini “ebbe un grande consenso in Italia e all’estero per le sue opere sociali“.

Apriti cielo. Accuse di apologia del fascismo come se piovessero sui social network, e un azzanno costante al quale – per la verità – Vespa deve essersi ormai abituato visto il modo con cui è assediato almeno per vent’anni, soprattutto per avere avuto la “colpa”, in piena Seconda Repubblica, di appoggiare in modo più o meno esplicito Berlusconi e il centrodestra.

Il 18 novembre 2020, in un lungo post su Facebook, il giornalista difendeva la sua scelta editoriale, annunciando che il suo “prossimo libro sarà sulle orride leggi razziali“. Interessante che questo annuncio sia venuto fuori dopo il letterale massacro mediatico al quale venne sottoposto dopo l’intervista su Rai3.

Ed ecco che, puntuale come un orologio svizzero, arriva un testo dal titolo speculare al precedente: “Perché Mussolini rovinò l’Italia”.

Per il resto, crediamo che il titolo sia sufficiente ad evidenziare l’approccio comunicativo utilizzato.

Un cerchiobottismo che puzza di “tassa”

Il bizzarro cerchiobottismo di Vespa odora, anzi diremmo meglio “puzza”, di “tassa”, metaforicamente parlando. Tassa al pensiero unico, all’egemonia culturale, e a tutti coloro che hanno letteralmente azzannato il giornalista dopo l’infelice – per loro – titolazione del precedente lavoro.

Bruno Vespa è un uomo intelligente e di ottima cultura personale: non si potrà sostenere sia un luminare, ma certamente non è un ignorante.

A prescindere dall’ovvia criticità di doversi piegare a una dittatura culturale così oppressiva, e dal fatto di mostrare sempre un certo servilismo per i mantra del potere (i sottotitoli dei due libri sono emblematici: “e come è sopravvissuta alla dittatura del virus” nel primo caso, ma soprattutto “e perché Draghi la sta risanando” nel secondo), pare ovvio che la questione non sia genuina, ma evidentemente frutto di pressioni esterne piuttosto forti.

Stelio Fergola

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