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femminismoRoma, 8 mar – Nulla è più noioso delle polemiche sull’8 marzo, in ogni senso. Le banalità assortite sul fatto che le donne andrebbero celebrate tutti i giorni dell’anno, la distinzione stereotipata tra “femmine” e “donne”, i resoconti piagnucolosi su discriminazioni e violenze – insomma, tutto l’armamentario retorico che da destra a sinistra accompagna questa ricorrenza andrebbe rinchiuso in un dizionario dei luoghi comuni e lì dimenticato.

Da un paio d’anni a questa parte, tuttavia, la festa della donna ha acquisito una valenza politica che rende il chiacchiericcio sui media qualcosa di più di un gioco di società un po’ stantio.

Parallelamente all’accelerazione sulla questione immigratoria, infatti, la destrutturazione in corso della società italiana è passata in questi ultimi tempi anche per un’intensificazione dell’attacco alla figura del padre, come architrave sociale, culturale e spirituale.

Sia le paranoiche battaglie contro una presunta “omofobia” dilagante, sia l’introduzione della ideologia gender nelle scuole, sia la martellante campagna contro il cosiddetto “femminicidio”, infatti, non mirano che a questo: non a promuovere la “diversità” o a cancellare discriminazioni reali, ma a portare un attacco al pater.

Chi si fa portatore di queste battaglie non ha tanto a cuore le vittime, vere o presunte, ma i carnefici. Che diventano, come per magia, tutti i maschi. O almeno tutti i maschi non rieducati a una dimensione eunucoide.

In tutto ciò non è però in corso alcuna “rivincita delle donne”, innanzitutto perché uomo e donna formano una complementarietà organica e se si sopprime un termine, l’altro non vince, semplicemente perde a sua volta il suo senso.

E poi perché in tutto questo neofemminismo di ritorno, non c’è una vera e propria idea di donna che venga proposta, a meno che non ci si accontenti del fatto di essere chiamati “presidenta” o “direttora” o come diavolo prevede il nuovo dizionario Italiano-Boldrini. Con il risultato, poi, di affollare librerie e cinema per provare ancora qualche sensazione, una volta che si è cancellato il bianco e il nero, nei tenui bagliori di qualche scialba sfumatura di grigio.

Adriano Scianca

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