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Roma, 24 mag – Con l’inizio della seconda fase della gestione dell’emergenza causata dal coronavirus e la graduale apertura delle attività commerciali la parola d’ordine, nemmeno troppo implicita, è divenuta distanziamento sociale. Dai provvedimenti governativi alle ordinanze dei presidenti delle giunte regionali prevale su tutto la dimensione della distanza quale metodo (antico) per evitare il contagio. Anziché ricordare e rispettare le normali regole di igiene, dobbiamo ora ripassare le nozioni di metro, centimentro, decimetro etc…

Dogmatismo scientifico

Certo, ritornare su quanto si è studiato è sempre cosa utile, ma qui si sta davvero andando oltre. Il vero dogmatismo scientifico sta facendo della scienza, o meglio di una certa scienza, il criterio per regolare i rapporti umani e sociali in nome di una tutela collettiva della salute che, seppur fondamentale e imprescindibile, non può e non deve arrivare mai a comprimere in maniera assoluta alcuni diritti i quali, prima che nella Costituzione o in convenzioni internazionali, sono fondati sulla natura umana nel senso classico del termine.

Tra conferenze stampa quotidiane, dirette serali a reti unificate, post e twitter sta andando in scena l’unica cosa che resta della penosa politica italiana: l’affermazione del liderismo con i suoi fronzoli, orpelli ed il suo seguito di cortigiani e “tifosi” da tastiera. L’umanità si è incanalata verso una lenta desertificazione e atomizzazione dove le relazioni umane sono oramai “da remoto”, gli sguardi distanziati e spesso diffidenti, la voce innaturale in quanto alterata da mascherine che ci rimandano ad uno strano carnevale primaverile ed estivo e sulla cui utilità la dea scienza non ha saputo rilasciare un oracolo degno di questo nome.

Distanziamento sociale: Orwell diventa realtà

Il carico ossessivo quotidiano di parole e immagini ci dovrebbe far riflettere su quanto accaduto in questi mesi di “prigionia obbligata”, ma non è così. Questo, beninteso, non significa negare la realtà o dimenticare i volti delle donne e degli uomini che non ce l’hanno fatta, confluendo indistintamente in una cifra color rosso aggiornata giornalmente dalla Protezione civile, ma semplicemente prendere coscienza di come il virus (dal latino veleno) globale ha contributo a porre le basi per il nuovo umanesimo: il trionfo dell’omologazione sociale. La distopia di George Orwell, profetizzata nel celebre romanzo “1984”, è realtà. La “pravda” è imposta e non più cercata, l’uomo finisce di essere uomo e la sua stessa ricerca di Dio svanisce nel panteon del sincrestismo religioso cui ci ha condotto la nuova “Chiesa in uscita” (prima di tutto da se stessa).

Daniele Trabucco

2 Commenti

  1. Ci sono tre “razze”: chi si fa omologare, chi si ribella e chi non comprende un bel nulla… A D.Trabucco le percentuali !