Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 24 mag – Se non ci fossero le autostrade sentiremmo parlare il Movimento 5 Stelle solo in occasione delle scarcerazioni dei boss mafiosi ad opera del (loro) ministro della Giustizia. Non il miglior viatico per un movimento nato su parole d’ordine come onestà, pulizia e trasparenza. E che se non fosse per l’infinita vicenda delle concessioni in mano ad Autostrade per l’Italia non avrebbe probabilmente argomenti con cui giustificare la propria esistenza. Peccato si trovino al governo, per di più come forza di maggioranza relativa: un po’ più di corrispondenza tra le parole e i fatti forse non guasterebbe. Una discrasia notevole, che permette ai Benetton di continuare a condurre il gioco.

Il ricatto di autostrade

L’ultima uscita della società risale a ieri, quando la capogruppo Atlantia ha annunciato l’intenzione di sospendere il piano di investimenti straordinari (già programmati) da 14,5 miliardi, limitandosi nei prossimi mesi a mettere in campo 900 milioni per la manutenzione ordinaria e per le opere di messa in sicurezza.

Leggi anche – Investimenti dimezzati e utili alle stelle: così le autostrade lucrano sulla nostra pelle

La scelta, emersa al termine di un cda straordinario convocato per l’occasione, è da legarsi alla lentezza con cui il governo sta procedendo in merito alla contestazione seguita al crollo del Ponte Morandi. Atlantia lamenta anche la norma del decreto milleproroghe con il quale è stata di fatto annullata la maxi-penale da versare in caso di revoca unilaterale della concessione, circostanza che ha portato al declassamento del suo rating  a livello “spazzatura”. Nel cahier de doléances la capogruppo cita anche le tensioni all’interno dell’esecutivo in merito alla possibilità di far accedere la società alla garanzia pubblica sul prestito che si appresta a chiedere per far fronte al tracollo (superiore all’80%) del traffico sulla propria rete.

Il (poco credibile) viceministro Cancelleri: “Revochiamogli le concessioni”

Parole alle quali ha, a stretto giro di posta, replicato Giancarlo Cancelleri, viceministro alle Infrastrutture in quota M5S. “Abbiamo perso solo tempo – ha spiegato in un video pubblicato su Facebook – mi rivolgo alle altre forze di maggioranza, a Italia Viva, al Pd, stiamo perdendo tempo. Revochiamogli le concessioni, questa non è gente seria. Noi vogliamo commissariare Aspi. Io non ci sto”. E ancora: “Il ministro De Micheli ha questo dossier dove ha fatto insieme con Aspi una sorta di trattativa. Non lo conosce nessuno questo dossier, non lo conosce né il M5S né altre forze di governo, né Conte. Ebbene che lo tirasse fuori, cominciamo a parlarne”.

Parole da lasciare basiti: cosa ci sta a fare Cancelleri al ministero delle Infrastrutture? A portare il caffè alla De Micheli? Oppure, molto più prosaicamente, a presidiare un luogo utile ai grillini per sbandierare un paio di volte l’anno l’ormai improrogabile necessità di nazionalizzare un monopolio naturale che ad oggi ha solo garantito a troppi rendite di posizione senza apportare alcun beneficio all’utenza, salvo poi riportare le bellicose istanze in un cassetto? E’ da quel tragico ferragosto di Genova – e sono passati quasi due anni – che i pentastellati spingono sulla revoca delle concessioni senza essere mai riusciti a cavare un ragno dal buco. Potremmo scommettere che andrà a finire così anche questa volta.

Filippo Burla

3 Commenti