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«Qualunque cosa cammini su due zampe è un nemico», scrisse George Orwell ne La fattoria degli animali. Il mese del Gay pride è appena passato con il suo «volemose bene», il suo voler essere inclusivo con tutti i colori e tutte le sigle sessuali possibili e immaginabili, i suoi diktat per noi poveri cisgender binari e tossici, le sue voglie di maternità surrogata – creata in laboratorio proprio come in un grottesco B-movie, ma drammaticamente reale – e tutto quel che resta è una raffica glaciale di ipocrisia.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2021

Nel pieno del dibattito sulla coesistenza, non si può non riflettere su quanto la dittatura del rispetto dell’altro, dei diritti civili e dell’umanità a tutti i costi sia non solo forzata e ambigua, ma soprattutto irrealizzabile. Una vera e propria impostura che ci mette di fronte ad una tragica realtà: in un mondo sempre più globalizzato, atomizzato e privo di valori, l’unica arma a nostra disposizione – mi riferisco soprattutto all’universo femminile – è diffidare dell’altro.

Non accettare caramelle da un… «altro»

Sembra una bestemmia, ma se ci pensiamo bene, sia dal punto filosofico che pratico, la storia dell’umanità si basa proprio su questo cardine. Possiamo scomodare Lacan e Il Grande Altro, oppure ripensare semplicemente ai moniti dei nostri familiari, in particolar modo nelle prime fasi della nostra vita: dal non accettare caramelle da uno sconosciuto, al non dare confidenza al primo arrivato o al non mettersi quella gonna troppo corta per evitare attenzioni indesiderate.

Oggi l’Altro è il rifugiato buono che scappa dalla guerra, la drag queen woke e simpatica che legge le favole ai nostri pargoli, il politico antirazzista, la bambina ecologista, il rapper pro ddl Zan e via dicendo. L’imposizione di tolleranza è però una mera mistificazione per due motivi…

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