draculaRoma, 7 nov – Attorno alla figura di Vlad III di Valacchia, detto l’impalatore (Tepes), sono fiorite numerosissime leggende, alimentate peraltro dal celebre romanzo di Brahm Stocker Dracula. C’è da dire, a onor del vero, che in Italia esiste il bel testo di Marinescu Il mito di Dracula nella tradizione romena, edito dalle Edizioni all’Insegna del Veltro, dove l’autore opera un raddrizzamento globale della figura del voivoda transilvano, distorto nei suoi simboli e nella sua personalità dall’opera letteraria dello Stocker. La figura del vampiro nasce dalla fantasia dello scrittore irlandese Le Fanu con il celebre racconto Carmilla, per poi svilupparsi appieno nel celebre romanzo.



Il Principe impalatore di turchi fu in realtà un devoto difensore della Croce, un feroce nemico di ladronerie e tradimenti. Fu probabilmente un avversario terribile e implacabile, ma certo non fu il servitore di forze infernali e il blasfemo lussurioso dipinto in tanta narrativa fantastica. Lo stesso nome Dracula sembrerebbe derivare infatti dall’appartenenza di Vlad III e di suo padre Vlad II all’Ordine del Drago (lat. Draco), compagine guerriera impegnata nella difesa della fede cristiana. Può darsi invece che la figura tragica di Vlad III possa ancora nascondere qualche curiosità, vista la sua scelta di ritirarsi in quella Transilvania che alcuni considerarono una Agartha romena.

Comunque sia, il mito dell’Impalatore ha attraversato cinema, letteratura e fumetto assumendo le forme più varie, fino ad arrivare alle nuove dracula2generazioni di vampiri sfigati ed effeminati che tanto piacciono alla propaganda “gender” per lobotomizzati. Da questo punto di vista il film appena uscito al cinema, Dracula untold, rappresenta per certi versi una pellicola controcorrente.

Chiunque si aspetti di conoscere la vera storia di Vlad Tepes resterà deluso, Dracula untold è infatti un bel film che mescola horror e azione nel tentativo di rinnovare e rimaneggiare il mito letterario del Principe mescolandolo con alcune parziali verità storiche. Si tratta insomma di un piacevole film d’intrattenimento che curiosamente presenta un modello di (anti-)eroe che raramente viene proposto sul grande schermo.

La vicenda si colloca all’incirca a metà del XV secolo, quando i turchi stringono sotto assedio Vienna e minacciano di invadere tutta Europa. Vlad III, principe di Transilvania, si trova nella delicata posizione di dover mediare con l’antico nemico per evitare una guerra che non può permettersi perché privo di un vero esercito. Nei suoi nemici è tuttavia ancora viva la memoria delle gesta del “mostro” Impalatore, il quale nelle passate battaglie puntò a terrorizzare con gesti eclatanti un’armata molto più numerosa della sua per fiaccarne il morale. Alla richiesta del sultano di fornire mille più un giovane del suo regno, Vlad deciderà di «fare quello che un buon principe farebbe: difendere la sua famiglia e il suo popolo».

Dracula 3Ecco quindi che nella situazione disperata in cui viene a trovarsi, stretto nella morsa, egli decide di trasformarsi in Dracula – drago e diavolo-, al solo scopo di combattere un male più grande che si abbatterebbe sulle sue terre. Vlad difende quindi la sua famiglia (sì, una famiglia naturale) e il suo popolo e per fare questo è disposto a sacrificare tutto se stesso e a scendere in guerra letteralmente da solo. In questo film gli europei scendono in guerra e uccidono con le armi in pugno per la propria libertà.

Al di là delle esagerazioni e dell’esuberante fantasia di cui è impregnato ogni minuto della pellicola dopo i primi venti minuti, Dracula untold può essere visto come un modo semplice ed efficace per ricordare l’importanza di difendere i pilastri dell’identità europea oggi sempre più deboli e sotto attacco. Il nucleo famigliare fatto di amore e dovere su cui si regge la comunità, e poi il popolo, il legame di onore e appartenenza che lega ad una terra e una medesima storia una moltitudine di persone.

Non ci sono storture da questo punto di vista, il film è netto e brutale nel mostrare un eroe che ha scelto la via della mano sinistra pur di vincere una battaglia decisiva. Sarà il figlioletto del Principe a riconoscere poi, in un atto di sofferta devozione, che «in alcuni momenti la storia richiede Dracula_1958_cun mostro». Seguendo le parole di Nietzsche, secondo cui non esiste la verità ma solo l’interpretazione dei fatti, si potrebbe quindi ragionare dei punti di vista che considerano alternativamente la stessa persona “mostro” o “eroe”. Forse spesso una tale dicotomia è dettata dalla grandezza d’animo dell’osservatore, dai suoi freni morali e dalla capacità di cogliere la grandezza nelle azioni altrui. La capacità cioè di sacrificarsi per un bene più grande.

Secondo uno schema tragico che ha dell’inevitabile, sarà infine il sacrificio totale a porre fine a una vicenda in bilico tra eroismo ed orrore. Di certo non è il vampiro svirilizzato a cui il cinema ha abituato il pubblico in tempi recenti.

Francesco Boco

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