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Roma, 2 mag – Passeggiando per la suggestiva città di Ivrea è possibile imbattersi in una piazza molto particolare. Una piazza non centrale, un po’ brulla si potrebbe dire adattando un termine puramente legato alla vegetazione ad una costruzione in cemento. La piazza è dedicata a Carlo Freguglia, un giovanissimo soldato ed eroe di quella città che l’ha voluto onorare in questa maniera.



Studente, avvocato, filologo

Non si può affermare più di tanto sulla figura di Carlo Freguglia in quanto i dati in nostro possesso sono irrisori. Certamente, si sa che l’eroe di guerra nacque nel comune torinese il 18 aprile 1890 e che si laureò in legge all’Università di Parma nel 1912. Il nome di Carlo Freguglia si ritrova anche tra le liste degli iscritti all’albo degli avvocati di Torino ed, infine, in un progetto post-universitario cui partecipò anche il giovane.

Carlo Freguglia, infatti, era anche un grande appassionato di filologia e di ricerca linguistica. Per questo motivo, poco dopo aver terminato gli studi, si iscrisse al Circolo Filosofico locale di Torino dove vi rimase fino al 1915, anno di partenza per il fronte alpino.

Vivo per miracolo, destinato a dare la vita

La guerra di Carlo Freguglia fu segnata da un momento di assoluta, per così dire, “fortuna”. Assegnato al 7° reggimento fanteria, il giovane rimase ferito gravemente a Vertoiba, nei pressi di Gorizia. Per il suo atteggiamento di assoluto coraggio venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare in quanto “Comandante di un plotone di riserva, non appena iniziatosi l’attacco delle fanterie avversarie si portava rapidamente in prima linea. Ferito, non abbandonava il combattimento che ad azione ultimata”.

La sua avventura bellica, però, terminava di lì a pochi mesi. Il 28 agosto 1917, infatti, sul Monte Ermada, nei pressi di Flondar, rimase ucciso in un attacco austriaco alle postazioni italiane. In onore di Freguglia venne concessa la medaglia d’oro al valor militare. Il motivo è nobile: “Presso al termine di una laboriosa giornata di battaglia, movendo il battaglione all’ arduo attacco di una munitissima e importante posizione nemica, sulla quale l’avversario opponeva la più accanita resistenza ed intorno alla quale le sue artiglierie creavano una potente cortina di fuoco, egli, già leggermente ferito, alto levava fra i combattenti il tricolore ed al grido di Avanti Salerno! primo fra i primi li trascinava al completo successo. Nuovamente ferito, non appena toccata la meta, conservava il comando della sua compagnia. Respinto dal battaglione un contrattacco nemico ed affermatasi la conquista, egli, che ne era stato l’eroe, cadeva colpito a morte, mentre scendevano a frotte, trofei della vittoria, i prigionieri.

Tommaso Lunardi



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2 Commenti

  1. Lunardi riesce sempre a stupirmi. Come si fa a scrivere di Freguglia senza ricordare che comandava il XVII Reparto d’assalto e che ha inventato il motto più famoso per vent’anni, Me ne frego, ricordando però che si interessava di filologia è uno dei misteri più insondabili della nostra epoca.

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