Roma, 2 mag – Spunta una bozza del nuovo decreto governativo che entrerà in vigore dal 4 maggio. E come al solito regnano confusione, incertezza e serie di punti decisamente oscuri (generoso eufemismo). Di conseguenza ci aspettiamo cambi di rotta, rivisitazioni e una certa discrezionalità da parte di chi dovrà attuarlo. Il Dl, costituito da un pacchetto di 44 norme, sulla carta introduce “nuove misure urgenti di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Ma in sostanza cosa prevede concretamente?

I licenziamenti dovrebbero essere sospesi per cinque mesi, dovrebbe esserci il reddito di emergenza (di cui vi parliamo qui nel dettaglio) con un assegno da 400 a 800 euro al mese per un massimo di tre mensilità e soltanto se sussistono determinate condizioni (tra queste un un Isee inferiore ai 15mila euro). Si tratta di un reddito cumulabile con il reddito di cittadinanza. Poi si parla di un bonus baby sitter di 1.200 euro, con un’indennità fino a 600 euro che dovrebbe essere riconosciuta alle Partite Iva e anche ai lavoratori domestici. Si prevedono indennità di 1.000 euro per il mese di maggio alle partite Iva che hanno subito una riduzione del 33% del reddito nei mesi di marzo e aprile, che siano iscritti alla gestione separata e che non siano invece titolari di altre forme previdenziali obbligatorie. In generale dunque per le partite Iva che non hanno subito riduzioni del reddito dovrebbero essere confermati 600 euro.

Sangue di Enea Ritter

Ammortizzatori sociali e controlli

La Cassa integrazione dovrebbe essere estesa fino a ottobre. “I datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 – si legge nella bozza del Dl – possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale ’emergenza Covid-19′ per una durata massima di 18 settimane, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020″.

Maggiori controlli sui posti di lavoro. Con il ministero del Lavoro che “si avvale in via diretta, oltre che dell’Ispettorato nazionale del lavoro, anche del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro e delle articolazioni dipendenti”.

Alessandro Della Guglia

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