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Roma, 4 apr – La squadra di calcio che ha pagato il sacrificio più grande in termine di vite umane durante la prima guerra mondiale è stato il Milan. Molti furono gli sportivi che, mentre infuriavano le battaglie, imbracciarono il fucile e partirono portando nel proprio cuore l’amore per la patria ma, a fianco di questo, anche l’amore per lo sport. Domenico Monterisi perì durante la campagna di Grecia del secondo conflitto mondiale ma il vuoto che lasciò nella sua Perugia fu incolmabile.

Il dattilografo calciatore

Nato a Cerignola, in provincia di Foggia, Domenico Monterisi, classe 1920, seguì il padre in cantiere per i primi anni della sua gioventù. Ma il giovane era un talento non tanto nel costruire muri o pavimenti, quanto piuttosto nel giocare a calcio. Questo era, infatti, l’unico svago che Monterisi poteva permettersi durante le lunghe giornate lavorative al caldo o al freddo del cantiere. Ben presto, infatti, debuttò in Serie C nel 1937 mentre, al contempo, svolgeva la mansione di dattilografo presso un locale studio di avvocato.

Domenico Monterisi arriverà al massimo campionato di calcio italiano nel 1939 con la maglia del Perugia. Tuttavia, nel 1940, l’Italia entrò in guerra al fianco della Germania. Monterisi aveva debuttato in I Divisione nel 1940 ed aveva segnato molti gol con il Perugia dal momento che la caserma nella quale prestava servizio si trovava nel capoluogo umbro.

L’eroica morte

Dopo la partenza per il fronte albanese, di Monterisi non si conosce molto. Si sa solo che, dopo un mese di combattimenti, perse la vita. Dalla Croce al Valor Militare ottenuta dal soldato si può capire l’eroico motivo: “L’anno millenovecentoquarantuno, il giorno ventiquattro del mese di febbraio in Trepoli (Albania), quota 813 è deceduto, in età di 21 anni il fante Monterisi Domenico, del 61º Reggimento Fanteria nato a Cerignola (Foggia) il 5-12-1920 figlio di Salvatore e Lucia Lobuono”. In suo onore, il campo sportivo locale di Cerignola porta attualmente il suo nome mentre i suoi resti sono stati riportati nella città natale solo nel 2003, su esplicita richiesta dei familiari.

Tommaso Lunardi

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