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Roma, 4 apr – «Mai nella storia abbiamo assistito a un arresto dell’economia mondiale, è peggio della crisi finanziaria». Così si è espressa Kristalina Georgieva, capo del Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha fatto un ritratto a tinte molto fosche dello scenario apocalittico che ci attende. La Grande recessione del 2008-2009, dunque, sarebbe niente in confronto alla crisi che seguirà al coronavirus. In effetti, è la prima volta che tutte le più grandi nazioni del mondo si fermano contemporaneamente. E, di fronte a uno scenario inedito, diventa anche difficile fare delle stime attendibili. L’unica cosa che possiamo prevedere con una qualche sicurezza è che la crisi economica sarà terribile. Tant’è che il Financial Times, in un recente articolo, ha azzardato un’ipotesi catastrofica: la crisi post-coronavirus sarà la peggiore dai tempi della Grande depressione del 1929.

Il crollo delle imprese italiane

Per rendersi conto delle proporzioni di questa crisi, è possibile analizzare l’indice Pmi. Si tratta del purchasing managers index, che rileva l’andamento dell’attività manifatturiera e dei servizi di una nazione. Secondo questo indice, un punteggio di 50 indica un sostanziale «pareggio» di aziende con attività in crescita e aziende con attività in calo. Rimanendo all’Italia, ossia la prima nazione che ha operato il lockdown, quindi la serrata del «tutti a casa», osserviamo questi numeri: se nel mese di febbraio l’indice Pmi segnava 52,1 punti, quindi poco sopra la soglia di galleggiamento, il mese di marzo ha invece segnato un punteggio di 17,4. Cifre non molto diverse da quelle registrare in Spagna, dove l’indice Pmi è crollato a 23 punti.

Una crisi senza fine?

Ma non è tutto: come fa notare sempre il Financial Times, gli esperti della Bank of America prevedono una contrazione del 2,7% della crescita economica globale. Tradotto: una contrazione «considerevolmente peggiore rispetto alla recessione del 2008-2009». Per tutti questi motivi, il governo Trump ha immesso nel mercato interno statunitense qualcosa come due trilioni di dollari, mentre la Germania ha promesso lo stanziamento di aiuti alle imprese per 550 miliardi di euro. Tuttavia, questo è stato possibile perché gli Stati Uniti possono ancora contare su una banca centrale (la Fed), laddove Berlino ha fatto ricorso ai fondi della Kfw, equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti ma, al contrario di questa, atta ad aggirare i vincoli di spesa di Bruxelles. L’Italia, invece, si ritrova sguarnita non solo di una banca centrale pubblica che può stampare moneta, ma si riscopre anche incapace di sostenere concretamente le proprie aziende tramite la Cdp. Di qui l’elemosina del Cura Italia e le estenuanti trattative sui cosiddetti «aiuti europei». In poche parole: se il governo non prenderà misure drastiche, anche a costo di andare contro Bruxelles, il futuro che ci attende assomiglierà molto da vicino all’apocalisse.

Valerio Benedetti  

3 Commenti

  1. Per distruggere il virus avremo distrutto il sistema produttivo mondiale
    Il prossimo sistema produttivo sarà completamente diverso.
    Lo hanno già studiato.

  2. MAppork….
    MINIBOT!!!!!
    SUBITO!!!!

    se conte ha un minimo di sangue nelle vene,
    SE E’ ANCORA UN UOMO…..
    DEVREBBERO ESSERE GIA’ IN FASE DI STAMPA,CHIARO?
    ALTRO CHE ASPETTARE DIECI GIORNI COL CAPPELLO IN MANO,
    implorando che questi immondi roiti nordeuropei ci diano un pò d’ossigeno…
    IL NOSTRO,OSSIGENO.

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