Roma, 30 nov – Di soldati che, in battaglia, hanno dato la vita ne abbiamo trattati molti nel corso di questa rubrica. Molti morirono sulla terra, che diventa sacra alla nazione dell’anima cadutaci sopra. Altri scomparirono in aria in seguito a tremendi scontri tra le nuvole. Altri sprofondarono con la loro nave, divenuta la loro dimora, tra i flutti del mare. Anche Enrico Baroni non abbandonò la propria imbarcazione.

La Grande Guerra

Enrico Baroni nacque a Firnze il 24 novembre 1892. Il suo ideale era semplice, conciso e preciso: diventare un valente marinaio. Lo scoppio della prima guerra mondiale non aiutò il giovane toscano nel suo intento dal momento che dovette frequentare l’Accademia di Livorno in pieno conflitto. Terminati gli studi venne immediatamente imbarcato sulla corazzata Roma, prima, e sulla Cavour, in seguito.

Nel corso dei mesi, affinò le tecniche di combattimento nell’Adriatico e venne promosso a primo direttore di tiro sulla corazzata Dante Alighieri. La sua avventura nel conflitto terminò nel 1918, quando le ostilità cessarono. Tuttavia, serviva ancora molto lavoro prima di poter ambire ad avere una marina efficace come quella inglese. Per questo motivo, Baroni non lasciò mai la sua postazione ed, anzi, continuò a compiere missioni in giro per il mondo, in Medio Oriente per precisione.

Il secondo conflitto mondiale

Enrico Baroni partì, nel 1940, alla volta di Tobruk sul cacciatorpediniere Espero. Questa nave divenne molto famosa, di lì a poco, per la battaglia che ingaggiò insieme ad altre due imbarcazioni italiane contro 5 incrociatori anglo-australiani. La scelta di Baroni fu unica ed inequivocabile. Decise di spostarsi dalla traiettoria e di attaccare le cinque navi mentre le altre due, cariche di materiale e di mezzi per le truppe italiane in Africa, continuavano la propria rotta.

L’Espero non poté praticamente nulla contro le navi alleate e, dopo due ore di strenuo e coraggioso combattimento, venne immobilizzato. Quando tutti i marinai furono messi in salvo, decise di restare lì, sull’Espero mentre colava a picco inesorabilmente. Al grido di “Viva l’Italia!”, la leggenda di Enrico Baroni scompariva tra i flutti.

Tommaso Lunardi

1 commento

  1. Eroi dimenticati: non ci sono parole! Siano sempre presenti anche a dimostrazione di quante volte sappiamo perderci addirittura in un bicchiere d’ acqua!

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