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Roma, 26 ott – La Terza guerra d’indipendenza fu una parte meravigliosa del nostro Risorgimento. Soldati e combattenti che diedero la propria vita per liberare ed annettere l’ultima propaggine d’Italia. Molti, però, tra le nevi delle Alpi, persero anche la vita. Tra questi troviamo Enrico Novaria.

Il cacciatore delle Alpi

Enrico Novaria nacque a Pavia l’8 ottobre 1839 e, fino alla maggiore età, lavorò con il padre nel settore degli affari e delle vendite nella piccola impresa familiare. Ma la vita di Novaria trovò presto sconvolgimento nel momento in cui il giovane entrò in contatto con i circoli rivoluzionari ed, in particolare, con la figura di Giuseppe Garibaldi. Ne rimase affascinato dalla figura a tal punto che lo seguì dovunque, a partire dalla vittoriosa Battaglia di Varese. Dopo quest’evento, Enrico Novaria prestò servizio anche durante gli scontri di San Fermo e di Treponti.

L’avventura durante la seconda guerra d’indipendenza si concluse con l’Armistizio di Villafranca prima di iniziare la scalata dalla Sicilia.

Dall’estremo sud all’estremo nord

Enrico Novaria combatté a fianco di Garibaldi anche in Sicilia durante la spedizione dei Mille. Non solo combatté ma si distinse nelle battaglie di Calatafimi, di Palermo e del Volturno ottenendo anche una medaglia d’argento al valor militare. Novaria combatté assieme a Garibaldi fino all’incontro di Teano ed al ritorno del soldato alla vita di tutti i giorni.

La gloria, però, interessava relativamente a Novaria, alla quale prepose l’amor di Patria. Alla notizia dell’offensiva di Garibaldi in Trentino, partì alla volta delle Alpi, pronto a servire l’Italia, che lui aveva contribuito a creare, ancora una volta. Durante la battaglia della Bezzecca, però, cinque colpi di fucile lo freddarono sul colpo proprio mentre il soldato era a capo del suo battaglione. Mentre lo motivava. Mentre lo portava all’ennesima vittoria in nome d’Italia.

Tommaso Lunardi

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