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Roma, 29 dic – La storia del Risorgimento va, si può dire, a braccetto con quella che è la storia del brigantaggio al Sud Italia. Molti sono stati i soldati che, provenienti proprio dal profondo sud, decisero di arruolarsi volontari con i Mille di Garibaldi per poter combattere questa piaga che, malgrado quello che si pensa, esisteva già in periodo borbonico. Certamente, l’instabilità politica dell’immediato post Unità non ha giovato a questa critica situazione. Filomeno Padula, dopo aver perso il fratello in uno scontro, diverrà uno dei più ostinati antagonisti della criminalità organizzata del salernitano.

La morte del fratello Vincenzo

Filomeno Padula era fratello del più famoso Vincenzo. Questi era uno dei massimi seguaci nonché discepolo di Carlo Pisacane. Il gruppo di stampo mazziniano aveva tentato una rivolta atta a liberare i prigionieri politici della prigione di Sapri. La “Presa della Bastiglia” italiana, però, fallì miseramente e Vincenzo fu mandato in esilio in Liguria. Una volta venuto a sapere dell’idea di Garibaldi di unificare l’Italia partendo da sud, non attese un momento di più di arruolò al fianco del condottiero italiano. Sbarcarono a Marsala ma, dopo qualche giorno, venne ferito gravemente.

Alla notizia dell’accaduto, Filomeno Padula, nato cinque anni dopo il fratello, raggiunse Marsala in tempo per trovare il fratello in fin di vita. Vincenzo morì tra le braccia di Filomeno il quale, però, decise di far vivere il suo spirito e la sua idea nel suo corpo.

La lotta al brigantaggio

Filomeno Padula seguì Garibaldi in tutta la sua lunga risalita da sud a nord fino a Teano portando a compimento la promessa fatta al fratello. Tuttavia, sapeva che la situazione era molto più grave del previsto. Una volta tornato nel suo paese natale trovò un nuovo virus da estirpare dalla sua Campania: il brigantaggio. I briganti erano una versione ante litteram dell’odierna mafia. Erano, più che altro, delle formazioni paramilitari più o meno organizzate di stampo borbonico, per lo più, e spiccatamente antisabaude. Per questo motivo, Filomeno Padula si arruolò nella Guardia Nazionale.

Filomeno Padula si distinse per essere stato il fautore dell’arresto di Angelantonio Masini, uno dei massimi ricercati in Basilicata ed – in generale – in tutto il sud Italia. La leggenda di Filomeno Padula continuò negli anni anche grazie al suo costante impegno in politica locale e la sua spiccata filantropia. Morì il 30 dicembre 1912 decorato con una medaglia d’argento al valor militare “per le azioni civili e militari nella Guardia Nazionale”.

Tommaso Lunardi

2 Commenti

  1. Non me ne voglia Filomeno Padula (onore alla sua coerenza), ma, personalmente ritengo che l’ incontro- scontro tra i Savoia e i Borboni non doveva esserci! Sappiamo che con i “se” e con i “ma” non si fa la storia,
    ma il costo di quella storia non mi piace per niente…

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