Roma, 9 nov – I martiri della mafia sono diventati, a pieno e giusto titolo, eroi della nostra nazione. Persone che hanno dato la vita a costo di combattere il germe della criminalità organizzata, la cui prima espressione è stata rappresentata dalla figura dei briganti che, in funzione prevalentemente antisabauda, compivano atti di terrorismo e di vera e propria guerriglia contro i soldati regi. Molti furono i soldati caduti in combattimenti di strada contro questi criminali, uno tra tutti fu Icilio Pelizza.

Il parmigiano garibaldino

La storia di Icilio Pelizza comincia il 10 maggio 1832 a Parma, capitale dell’allora Ducato di Parma e di Piacenza. Nel 1860, però, all’età di 28 anni, Pelizza assistette affascinato all’entrata dell’esercito garibaldino nel capoluogo emiliano. Parma e Piacenza divennero parte integrante del Regno di Sardegna.

Dopo aver ottenuto la promozione ad ufficiale dell’esercito, venne mandato a combattere non per unificare l’Italia ma per mantenere salde e vive le regioni del Mezzogiorno. I partigiani borbonici ed i briganti, infatti, sovvertivano ovunque le regioni più povere del tacco d’Italia. Pelizza, in particolare, operò in Basilicata.

La battaglia di Acinello

Nelle terre lucane venne posto a capo di un manipolo di soldati che aveva il compito di individuare ed eliminare Carmine Donatelli, detto “Crocco”, e Giuseppe Nicola Summa, detto “Ninco Nanco”, due rivoltosi antisabaudi. I rivoltosi, con l’appoggio degli spagnoli, uccisero un gruppo di soldati sabaudi per tentare di avanzare verso punti strategici della regione ionica. Il fine era quello di creare un governo provvisorio e restaurare il Regno delle Due Sicilie.

Icilio Pelizza, pertanto, guidò i suoi soldati al combattimento il 10 novembre 1861 proprio contro i due briganti ed il generale spagnolo José Borjes. Guidò le azioni contro i rivoltosi ma, ad un certo punto – vedendo che la situazione non volgeva dalla giusta direzione – gli alleati lo abbandonarono ed il suo manipolo rimase sguarnito. I soldati sabaudi vennero sterminati e fu proprio Borjes a freddare Pelizza con un colpo di pistola sparato a bruciapelo. Il suo corpo fu profanato e venne decapitato. La salma venne consegnata alle autorità di Corleto Perticara mentre la sua sciabola venne donata al comune di Parma.

Tommaso Lunardi

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