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Roma, 26 ott – La guerra d’Africa, durante il secondo conflitto mondiale, ha visto conflitti attivarsi, sostanzialmente, su tutto il territorio d’influenza francese, inglese ed italiana. In particolare, le basi italiane in Etiopia, Eritrea e Somalia si attivarono contro i territori limitrofi sotto le dipendenze anglo-francesi. La Somalia, in particolare, era un punto molto importante, strategico per le comunicazioni con il Giappone e l’Asia alleata dell’Asse. Italo Gherardini fu uno dei principali soldati che difesero con il sangue l’avamposto italiano.

Da Pisa alla Somalia Britannica

Nato il 29 maggio 1915, Italo Gherardini trascorse un’infanzia segnata dalla guerra e dalla crisi che ne derivò. La Toscana era, in particolare, una terra di scontri tra le fazioni rosse e lo squadrismo nero. Tuttavia Gherardini seguì la via, per alcuni più ovvia, per altri meno: quella del soldato. Si arruolò nella Regia Aeronautica e, da sottotenente, venne affidato al 41° Stormo.

Venne mandato nel Corno d’Africa pronto a mantenere la posizione nel caso in cui si fossero verificate ostilità con gli inglesi. La guerra scoppiò ed il comandante in capo, il viceré d’Etiopia, Amedeo di Savoia, ordinò che venissero trasferiti circa 40 velivoli in Somalia. Lo scoglio delle forze inglesi in Egitto, però, ne fecero arrivare meno di 20.
Nonostante tutto, gli ordini erano chiari: si doveva conquistare tutta la Somalia ed estendere il dominio dell’Italia anche alle postazioni inglesi. Tra il 3 ed il 19 agosto 1940 le truppe italiane irruppero entro i confini del piccolo protettorato inglese e costrinsero i britannici a scappare via mare verso lo Yemen.

Gli attacchi sul golfo

Dopo aver partecipato ai bombardamenti sulle postazioni inglesi, Italo Gherardini ebbe il compito di mantenere attive le vigilanze ed i controlli sul Golfo di Aden per controllare eventuali spostamenti di merci e di uomini verso l’India britannica. Il lavoro di Gherardini fu davvero molto imponente dal momento che il pilota pisano portò a compimento più di 200 missioni di controllo, attacco o soccorso.

Gli inglesi non si fecero trovare impreparati ed armarono la Marina e l’Aeronautica aumentandone anche i mezzi a disposizione. Il 15 ottobre 1940, mentre era in volo per una missione, Italo Gherardini venne sorpreso da tre velivoli nemici che lo attaccarono e lo distrussero in volo. Al soldato venne conferita la medaglia d’oro al valor militare: “Ufficiale pilota di eccezionali qualità militari, su tutti i cieli dell’Impero in oltre seicento ore di volo, valicando i confini del dovere, si distingueva in ogni più arduo cimento, portava a termine una difficilissima missione sulla base di Aden nonostante fosse attaccato da tre caccia avversari con i quali impegnava combattimento abbattendone uno e ponendo in fuga gli altri. Caduti due componenti l’equipaggio nell’impari lotta, chiedeva di accompagnarli all’ultima dimora al comando di un plotone d’onore. Rientrato al campo dal mesto uffizio mentre una formazione era in procinto di prendere il volo per una rischiosissima impresa, fedele alle nobili tradizioni dell’arma, chiedeva ed otteneva l’onore di parteciparvi. Nell’azione conclusasi in asprissimo combattimento contro forze nemiche soverchianti, durante la quale venivano abbattuti due apparecchi e gravemente danneggiata una grossa nave, coronava il suo grande ideale con l’offerta suprema della sua giovinezza. Quando già la vittoria precorreva le ali onuste di gloria egli passava sereno dal cielo della guerra a quello degli eroi”.

Tommaso Lunardi

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