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Roma, 21 dic – Il Belgio è stata una nazione meta di forti immigrazioni durante tutto il ‘900. Nell’immediato primo dopoguerra, infatti, moltissimi italiani vi lavorarono in quanto, si pensava, offrisse servizi e possibilità che nessun altro Paese poteva permettere. Molti, però, vi andarono anche molto prima. La presenza italiana in Belgio non fu mai vista di buon occhio ed i “mangiatori di cipolle” venivano trattate alla stregua di bestie. Mario Francescatto in Belgio vi nacque e vi studiò e dai Paesi fiamminghi fece sentire la sua voce.

Uno studente modello

Mario Francescatto nacque a Modave, in Vallonia, il 3 agosto 1915. Non si conosce molto circa la condizione dei genitori in quanto la sua biografia è parecchio lacunosa, tuttavia si pensa fosse di estrazione particolarmente agiata. Studiò al Liceo Classico di Bruxelles, terminando gli studi con voti molto alti. Nel 1933 ritornò in Italia e studiò alla celebre Ca’ Foscari di Venezia.

I suoi risultati vennero subito messi in risalto in quanto passò brillantemente tutti gli esami del primo anno di studi. Nello stesso anno, però, mise in atto la sua brillante modalità di studio anche durante gli esami di ammissione all’Accademia Militare di Modena. Entratovi, la terminò nel 1936 con il grado di sottotenente.

L’alpino sciatore

Dopo aver terminato i corsi di applicazione a Parma, Mario Francescatto doveva essere pronto ad entrare negli Alpini. Il suo accesso, però, venne ritardato a causa della lunga convalescenza a seguito della rottura del femore avvenuta durante una gara di sci. In questa disciplina, infatti, eccelleva e decise di partecipare alle gare istituite dal regime in quegli anni.

La prima missione di Mario Francescatto fu quella di penetrare in territorio greco dall’Albania, al comando della 279° Compagnia del Battaglione “Val Natisone”. Morirà il 14 dicembre 1940 a Shesh I Mali. Allo stesso gli venne conferita una medaglia d’oro al valor militare: “Comandante di un presidio posto a difesa di un’importante sella montana, ne manteneva per tre giorni il possesso nonostante ripetuti attacchi avversari. Sopraffatto da forze soverchianti era costretto a cedere terreno; passato al contrattacco riconquistava valorosamente la posizione e, benché ferito, rifiutava di abbandonare il reparto. In successivo attacco nemico ne contrastava accanitamente l’avanzata finché cadeva colpito a morte. Magnifica figura di soldato e comandante, fulgido esempio di coraggio e di eroismo”.

Tommaso Lunardi

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