Roma, 1 dic – La spia è un ruolo ambiguo, quasi subdolo, ma quanto mai fondamentale. Non è assolutamente un compito facile da svolgere, è difficile, bisogna essere pronti fisicamente ma, soprattutto, psicologicamente a fronteggiare qualsiasi problema. Nicolò De Carlo fu uno degli 007 ante litteram migliori del nostro esercito, uno dei più valorosi nella storia militare contemporanea.

Il valente bersagliere

Nicolò De Carli nasce il 19 maggio 1894 ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone. La città era già sotto il controllo italiano ma i confini austriaci erano a pochi chilometri. Si arruolò nel Regio Esercito ad inizio 1915 in forza al reggimento dei Bersaglieri. Una volta divenuto operativo, il 24 maggio dello stesso anno, venne mandato sulle Dolomiti bellunesi.

La sua storia fu davvero molto ricca di colpi di scena e di atti di coraggio. Si distinse, in particolare, in occasione dei combattimenti sul Colbrincon essendo stato il primo a raggiungere la vetta e rinominarla in nome dell’Italia. In questa occasione, ottenne la medaglia di bronzo al valor militare: “Sempre in testa alla compagnia durante l’avanzata, dando esempio di valore ai suoi dipendenti giungeva sull’alta vetta, obiettivo dell’azione, gettando lo scompiglio tra i nemici”. Tutto, però, si stravolse con la disfatta di Caporetto.

Infiltrato dietro le linee nemiche

Gli austriaci ruppero le linee di difese italiane e penetrarono in territorio friulano e veneto. Anche Azzano Decimo cadde in mano nemica e De Carli dovette abbandonare la madre ad un destino nefasto. La promessa fu sacra: sarebbe tornato a salvarla. Nicolò De Carli, assieme al fratello Giuseppe, mantenne la promessa.

Conoscendo la lingua austriaca, i De Carli riuscirono ad infiltrarsi all’interno del territorio nemico travestiti da pescatori. Le autorità, però, scoprirono Giovanni e lo condussero in tribunale. La sentenza per lui era certa: morte. Se non fosse stato per l’intervento della saggia madre che, al momento di garantire il riconoscimento del figlio, negò che si trattasse di Giovanni De Carli, probabilmente il giovane sarebbe morto. Egli venne, di conseguenza, liberato e poté riabbracciare il fratello e la madre astuta.

Nicolò De Carli rimase in incognito per alcuni mesi fornendo informazioni fondamentali per quella battaglia che sarebbe stata decisiva: Vittorio Veneto. Una volta terminata la guerra, ai due fratelli venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Offertosi spontaneamente, insieme col proprio fratello, per farsi trasportare in aeroplano nel suo diletto Friuli invaso, a compiervi la delicatissima missione di informatore, riusciva a compierla felicemente attraverso le più grandi difficoltà e le più terribili insidie, dando prova di sapiente spirito di organizzazione, di sublime abnegazione e di fulgido coraggio, sostenuto dalla fede incrollabile nella santità della nostra causa”.

Nel dopoguerra, De Carli sostenne il fascismo fin dalla sua origine e divenne, anzi, deputato per il Partito Nazionale Fascista. La sua avventura si concluse il 1° dicembre 1937 a Torino quando un male incurabile ed immediato lo strappò dall’amore dei suoi cari e della nazione che, con grande coraggio, aveva servito e difeso.

Tommaso Lunardi

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