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Roma, 24 nov – La “Volpe del Deserto” Erwin Rommel è un personaggio divenuto famoso durante la seconda guerra mondiale ma non tutti sanno, forse, che fu un grande soldato anche durante la prima guerra mondiale. A Caporetto, infatti, fu l’astuzia di Rommel a far retrocedere gli italiani nella celebre rotta. Molti tentarono di resistere al nemico tedesco ed austriaco, pochi ci riuscirono. Questa è la storia di un soldato che diede tutto per quella battaglia: Giuseppe Stuto.

Il soldato topografo

Era nato in una città in provincia di Agrigento, a Favara, il 14 dicembre 1870. Giuseppe Stuto aveva altri sei fratelli, lui era il quarto. Non appena terminò gli studi, entrò a far parte dell’esercito. Fu operativo in tutta Italia dal centro fino al nord, a Treviso, ad Imola per poi tornare al sud, in Sicilia, dove lavorò come topografo per effettuare alcuni rilevamenti in territorio siculo.

La sua avventura bellica inizia nel 1915, inquadrato all’interno del 12° Reggimento di Imola. Giuseppe Stuto combatté all’estremo nord, ai confini con il nemico, in prima linea e si distinse in più occasioni. La prima fu durante l’offensiva del Podgorica dove venne ferito ben due volte ed, in entrambi i casi, in maniera piuttosto grave. Nonostante tutto, non volle abbandonare la sua posizione e combatté fino a che non stramazzò al suolo esausto. Venne salvato sempre in extremis. Ma si sa, come dicono anche i soldati del film “La linea di fuoco”, di miracoli, un uomo, ne ha solo tre a disposizione.

L’eroico sacrificio

Il 15 maggio 1917, infatti, Giuseppe Stuto venne ferito una terza volta in modo piuttosto grave ma non mortale. La sua mobilità era molto ridotta e, per questo motivo, assolutamente pericolosa divenne la sua presenza al fronte. Venuto a sapere del disastro di Caporetto, decise di raggiungere la sua 9° Compagnia e di prodigarsi come “diversivo” per i nemici, distinguendosi valorosamente mentre i suoi compagni si mettevano in salvo. Un proiettile lo colpì alla fronte mentre la calca austriaca lo inghiottiva. Stuto era ferito in maniera critica ma rimase in vita fino al 19 novembre 1917 quando, in un campo medico austriaco, morì.

In suo onore gli venne concessa la terza ed ultima medaglia d’argento al valor militare. Un soldato assolutamente coraggioso, fortunato da un certo punto di vista e che volle rendere grazie alla sorte donando quello che più di grande aveva per una nobilissima causa: la difesa della patria.

Tommaso Lunardi

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