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Roma, 10 lug – Il popolo del Ddl Zan si mobilita di settimana in settimana per denunciare il clima violento, misogino e – perché no? – razzista che gira attorno le partite degli Europei in cui la nostra Italia non sta andando affatto male.



Gli Europei per chi tifava lockdown

Per una tragica casualità, questo popolo coincide perfettamente coi cretini da lockdown, gli spasimanti del controllo sociale targato Covid-19 per il quale la reclusione ai domiciliari va somministrata di tanto in tanto come un colpetto di elettroshock: serve a ricordarci che non siamo mai veramente liberi. Ecco, questo variopinto e arcobalenista agglomerato umano sta sottoscrivendo un appello dopo l’altro per ottenere delle partite e dei post partita più inclusivi, meno violenti, più gayfriendly, più ecochic, in ottemperanza alla visione stalinista che hanno del mondo e per la quale il popolo, eccezion fatta per una cupola di illuminati di cui loro ovviamente fanno parte, deve subire una rieducazione permanente in grado di stravolgerlo e di trasformare i singoli individui in soggetti indistinguibili.

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Il calcio non è catechismo

Vi è poi la pretesa di trasformare una partita di calcio in un’ora di catechismo durante la quale sono vietate le parolacce e le dita nel naso, perché i bambini a casa debbono assistere ad uno spettacolo in grado di educarli a dovere. Insomma, questi Europei si stanno trasformando nel festival del conformismo più noioso e nella retorica perbenista più banale.

I soliti 4 str**zi e l’indignazione petalosa

Iacopo Melio, su Tpi sezione “cultura”, ha scritto un articolo in cui ha gridato la sua indignazione per i fatti incresciosi accaduti la notte dei festeggiamenti per la vittoria dell’Italia contro la Spagna. La ragazza palpata, il rider a Cagliari menato da quattro stronzi e un generico quanto indefinito casino senza mascherine che al caro Melio pare dia noia. Tutto ciò deriverebbe dalla cultura machista che governa il calcio e il tifo organizzato. Un po’ come dire che una aggressione ai danni di un omosessuale rappresenta l’omofobia dilagante nell’intero paese. E infatti costoro sostengono proprio questo. Selvaggia Lucarelli, la avvisatrice seriale di assembramenti, ha auspicato un lockdown generale per la giornata di domenica, ossia quando l’Italia giocherà la finale contro l’Inghilterra, così da sventare il rischio di ulteriori capannelli ed eventuali contagi. Della serie: siccome sono gli uomini a stuprare le donne e non il contrario, ti taglio preventivamente le palle così da ridurre al minimo i rischi.  Tale Signor Distruggere, un blogger che porta sulle sue spalle il peso di tutta l’umanità, ha brillantemente proposto anch’egli un lockdown per la finale degli Europei in modo da impedire a chicchessia di ripetere le violenze (manco stessimo parlando di Caracas) di martedì notte.

Diritti, si, ma solo per loro

Questi signori che invocano lockdown e misure drastiche a tutto spiano sono gli stessi sventolano a casaccio un giorno sì e l’altro anche la parola “diritti”, senza però capirne minimamente l’essenza. Difatti pretendono di bacchettare l’intera umanità intestandosi il diritto di rieducarla a proprio piacimento. Per fortuna, ancora, esistono gli stadi dove sfogarsi.

Lorenzo Zuppini

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