Obiettivo di un rinascimento delle arti è restituire piena legittimità agli artisti di uscire dalla spirale di disordine ad arte, e di provocazione, che ha caratterizzato lo spirito delle avanguardie quasi ininterrottamente fino al nono decennio del secolo scorso. Come accade sempre allo scadere di un secolo l’avvertimento del nuovo, che può anche essere un ritorno alla tradizione (ri-nascimento neo-classico), inizia a dare segnali. E questo, come ripeto da tempo, è avvenuto nel tempio delle avanguardie per diritto e per regime, la Biennale di Venezia, nel 1980, con la mostra di Balthus. Da allora gli artisti timidamente sono usciti dai loro rifugi e hanno ricominciato a disegnare, a dipingere, a scolpire.

Questo articolo è stato pubblicato sul PrimatNazionale di gennaio 2022

I profeti inascoltati del Novecento

Non era facile prima, ma oggi la legittimazione è totale se a Firenze, nei principali musei, a fianco di Michelangelo, si possono vedere i grandi dipinti che raccontano l’umanità sofferente delle donne, di Jenny Saville e, prima di lei, Bacon, Freud, Gino de Dominicis. In piena guerriglia si affermò, per essere riscoperto oggi, Domenico Gnoli. La mostra «I profeti inascoltati del Novecento», proposta ai Saloni delle Feste di Palazzo Imperiale a Genova, collega pensatori liberi ed eretici, e spesso ascoltati, conservatori di valori e non di costumi, e di integrità morale che costituisce l’unica forma possibile di pensiero, a disegnatori che ne hanno eseguito il volto, le ansie e le riflessioni, e ad altri scrittori che ne hanno interpretato lo spirito.

Da Jünger a Conrad, da Pound a Borges, da Ennio Flaiano a Cristina Campo, da Bernanos ad Albert Camus. Manca inspiegabilmente José Bergamín. Un Olimpo siffatto, e spesso con gli stessi protagonisti, aveva illustrato, impavido, Tullio Pericoli. Oggi tocca in larga parte a Dionisio di Francescantonio con il disegno e ad altri, come Stenio Solinas, con le parole.

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Apparentemente nata per rimanere nell’ombra, in una fase di ricerca, la rassegna «I profeti inascoltati del Novecento» ha favorito l’incontro tra quattro artisti genovesi che nel recente passato avevano preso parte alla mostra «Mai perdute forme del mondo. La persistenza del figurativo in alcune esperienze contemporanee» in Palazzo Ducale. Visioni di vita diverse, modi di pensare anche molto lontani, che hanno in comune, oltre alla pratica del disegno e della pittura, una vera curiosità culturale. L’arte pretende quella libertà di espressione che personaggi scomodi come Louis-Ferdinand Céline, Hannah Arendt, Filippo Tommaso Marinetti, il cardinale Giuseppe Siri, hanno coraggiosamente e diversamente testimoniato, anche divisi dalle violentissime vicende storiche del Novecento. Il possibile punto d’incontro è la verità delle parole che consente di superare gli schemi ideologici, propri di un tempo che è finito, mentre la loro vita è qui. Una condizione che li ha fatti uscire da quel pensiero rigido che ha travolto generazioni schiave di pregiudizi. Tutto questo conduce i…

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