Roma, 11 nov – Prosegue senza soluzione di continuità l’opera censoria di Facebook. E così dopo la disattivazione dei profili di CasaPound, altri movimenti identitari e di diversi consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia, dopo l‘attacco subito dal Primato Nazionale, ora tocca agli ZetaZeroAlfa. La pagina Facebook dello storico gruppo di rock non conforme guidato da Gianluca Iannone è stata nascosta. La modalità è simile a quanto avvenuto anche per i movimenti politici: “Da quando è iniziata la caccia alle streghe”, spiega John John Purghezio storico bassista della band, “abbiamo provveduto a togliere la maggior parte dei contenuti che Facebook avrebbe potuto ritenere ‘non idonei agli Standard della comunità’. Nonostante questo negli ultimi giorni hanno iniziato a rimuovere contenuti di qualsiasi tipo, come semplici foto di Gianluca sul palco o immagini di magliette. Poi all’improvviso la comunicazione dell’oscuramento della pagina”.

L’attacco alla cultura non conforme

Una pagina con oltre 50 mila mi piace, un archivio online di oltre 10 mila foto raccolte negli anni andato perduto. A dimostrazione del grande impatto nella cultura non conforme degli ZetaZeroAlfa: “L’ultimo contenuto postato”, rivela sempre il bassista del gruppo, “era il video Youtube della canzone ‘Luci blu’, che aveva superato il mezzo milione di visualizzazioni”. Il gigante social censura dunque quello che è un vero fenomeno di costume, raccontato anche nel libro “Forti rocamboleschi venti edito da Altaforte, che raccoglie il meglio della storia ventennale della band romana.

Ad agosto la chiusura del canale YouTube dei Bronson

La censura dunque non colpisce solo i movimenti politici non allineati, ma anche la cultura non conforme. Un fatto non nuovo, come dimostra la chiusura del canale Youtube dei Bronson (e di altri gruppi musicali di una certa importanza) avvenuta nell’agosto scorso. Per quanto riguarda nello specifico gli ZetaZeroAlfa il canale Youtube è ancora in piedi, mentre il profilo Instagram fu tra i primi ad essere chiusi nella grande ondata censoria del 9 settembre scorso .

Davide Di Stefano

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