Roma, 29 apr – Sulle colonne del Fatto Quotidiano il mai banale Massimo Fini ha polemizzato contro la solita vulgata resistenziale. Un boccone indigesto ai più, ma utile a guardare le vicende della Resistenza e della Seconda guerra mondiale con uno sguardo diverso.

Pedro e i due volti della Resistenza

La lunga disamina di Fini comincia soffermandosi sulla figura di Pedro, capo partigiano che operò nel nord Italia e che catturò Mussolini a Dongo. Pedro in realtà si chiamava Pier Luigi Bellini delle Stelle ed era perfino Conte. Alla pietà di Pedro, il quale trattò con umanità l’ex capo del fascismo italiano, si contrappose la bestialità del colonnello Valerio, ovvero Walter Audisio. Così come la compostezza del primo fa il paio con l’arrivismo del secondo.

La Resistenza fu un «fatto marginale» e portò alle Brigate Rosse

Fini ricorda quello scempio di banderuole e voltagabbana che fu la fine del conflitto: «Gli italiani dopo il 25 aprile da tutti fascisti che erano stati, tranne alcune note e lodevoli eccezioni, divennero tutti antifascisti». Peraltro il contributo dei partigiani è stato modesto, a tal punto che «La Resistenza dal punto di vista militare fu un fatto marginale all’interno di quella tragica epopea che è stata la Seconda guerra mondiale».

Al di là dei singoli, Fini riconosce nella Resistenza più che altro una narrazione maldestra e in fondo ipocrita: «Con la retorica della Resistenza noi italiani abbiamo fatto finta di aver vinto una guerra che invece avevamo perso e nel modo più inglorioso». Una retorica resistenziale che si può giudicare anche dai suoi frutti, in quanto ha provocato «Guai seri per il nostro Paese, a cominciare, solo per fare un esempio, dalle Brigate Rosse».

«Gli occupanti in Italia non erano i tedeschi, ma gli Alleati»

Fini si spinge oltre, riportando quale fosse il vero ruolo dei tedeschi e quale quello degli Alleati: «Gli occupanti in Italia non erano i tedeschi, ma gli Alleati. E l’esercito tedesco, a parte alcune azioni efferate, veri crimini di guerra ad opera dei reparti speciali, le SS (Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema in testa), in Italia si comportò con correttezza. Non c’è stato un solo caso di stupro addebitabile ai soldati tedeschi, mentre innumerevoli sono stati gli stupri perpetrati dai soldati americani che oggi noi, per pudicizia, chiamiamo “marocchinate”».

Una valutazione che rompe molti degli schemi e dei tabù ai quali siamo abituati. Al contrario di letture della storia troppo manichee o troppo ideologizzate, per le quali non si può deviare dall’equazione soldati tedeschi come male assoluto, Fini ci riporta alla complessità del reale dandone una visione più profonda. Nel farlo provoca anche qualche cortocircuito, ad esempio sul tema della violenza sulle donne, ricordando i crimini dei “liberatori”. Com’era facile aspettarsi, l’atteggiamento di Fini non è piaciuto a tutti ed è arrivata la solita levata di scudi da parte del Pd che parla di «assurdità di tipico stampo negazionista».

Michele Iozzino

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4 Commenti

  1. Fini “rilegge” ,ma “rilegge” male, vabbè che è ormai quasi cieco.
    Sembra ignorare che praticamente il nord Italia si sia liberato da solo, salvando pure le fabbriche che i tedeschi volevano far saltare. Sembra Ignorare la differenza tra goumiers e soldati Usa, che li vedevano col fumo negli occhi. Sembra ignorare che a Cefalonia (che era greca, ma di fatto occupata dall’Italia) non c’era una SS a sterminare la Acqui.

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