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Roma, 18 nov – Da stamattina su Twitter #Amazon è in tendenza. Ma a causare il volume degli interventi non è il dibattito in sé sul colosso americano, non si parla dei super fatturati ottenuti grazie alla pandemia, della questione delle tasse non pagate, della condizione dei lavoratori o della concorrenza sleale nei confronti dei piccoli venditori: Amazon è in tendenza perché ne parla Matteo Salvini.

I compagni sulle barricate per difendere Amazon

E siccome il leader leghista si scaglia contro il colosso di Jeff Bezos rilanciando la campagna partita in FranciaNatale senza Amazon“, per reazione tutti i vari utenti di sinistra si lanciano in sperticate difese del colosso del commercio online. “Senza Amazon molte piccole imprese e artigiani non potrebbero vendere” scrive qualcuno, altri rivendicano invece i benefici occupazionali connessi alla presenza dell’azienda di Bezos in Italia. Altri ancora si limitano a dire “io boicotto Salvini non Amazon. Anzi, adesso ordino qualcosa online”. Che la sinistra, soprattutto in Italia, fosse ormai la guardia bianca del “sistema” era un dato assodato, ma fa sempre un certo effetto vedere come sia in grado di trasformarsi in men che non si dica nell’ufficio stampa di una multinazionale Usa.

Per paradosso è la destra a intestarsi la battaglia

Siamo di fronte ad un paradosso politico (e anche a sinistra qualcuno se ne è accorto): in Italia la battaglia contro Amazon se l’è intestata la destra a trecentosessanta gradi. Dai movimenti identitari, passando per Gasparri e Rampelli fino a Salvini. In Francia invece accade l’esatto opposto. Basta vedere l’elenco di personalità e organizzazioni che hanno lanciato la petizione #NoelSansAmazon. Dall’ex ministro dell’Ambiente, Delphine Batho ad alcuni deputati dell’estrema sinistra di France Insoumise, passando per il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, associazioni ambientaliste, Greenpeace, Ong, il sindacato delle librerie, registi, cantanti. Per quanto anche Oltralpe la sinistra abbia ormai sposato l’agenda globalista, almeno gli è rimasto il riflesso automatico della difesa del piccolo contro il grande, del commercio locale contro le multinazionali, del tessuto sociale in generale.

Da noi invece i compagni si arrampicano sugli specchi per narrarci il sol dell’avvenire del neoliberismo, i trionfali destini del capitalismo immateriale, il sogno dell’automazione e la bellezza del lavoro interinale. Il tutto solo per andare contro Salvini. E qualcuno ha ancora il coraggio di chiedersi “perché la sinistra non capisce più il popolo”.

Davide Di Stefano

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