Per chi ha il disgusto della pericolosa politica immigrazionista – e della conseguente retorica, che per certi aspetti è persino peggio – messa in atto dal turbocapitalismo, ma contemporaneamente non si accontenta né di cavarsela con un approccio legalista  («se pagano le tasse e lavorano, gli immigrati sono ben accetti») e tantomeno vuole cedere a tentazioni razziste che non appartengono alla tradizione nazionale, l’ultima opera edita da Edoardo Gagliardi, No go zone: quello che non vi dicono sull’immigrazione di massa (Byoblu Edizioni), può essere un benefico toccasana.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2022

Immigrazione o invasione?

Giornalista e conduttore televisivo di una delle poche testate che ancora resistono al vento conformista che spira a velocità ormai siderali, Gagliardi dà vita a un’articolata e scientifica rassegna sull’immigrazione di massa che va a smontare, colpo dopo colpo, molti luoghi comuni e che offre una panoramica interessante, e a volte sorprendente, di come nel mondo si sta reagendo al fenomeno. Che anche in Italia sta assumendo proporzioni preoccupanti: nel 2020, l’8,8% della popolazione era straniera, mentre nel 2006 era poco più del 5% e nel 1990 (solo 30 anni fa) si fermava allo 0,6%.

Intervista a Edoardo Gagliardi

Gagliardi, partiamo dalla domanda da un milione di dollari: l’immigrazione è un processo spontaneo e necessario – come sostengono la sinistra di mezzo mondo e molti degli esponenti del turbocapitalismo – oppure no?

«Che nel corso della storia vi siano stati spostamenti di masse umane è un fatto normale, direi fisiologico. Un certo grado di nomadismo è sempre esistito. Quello che reputo meno normale è il fatto che si utilizzi l’immigrazione come un’arma non convenzionale per destabilizzare le nazioni. In tal senso non si può definire come un fenomeno spontaneo e necessario».

Ci sono diverse risposte da parte di chi intende accogliere stranieri in gran numero: quale sistema ha fallito maggiormente, quello inglese dell’integrazione o quello francese dell’assimilazione?

«Credo che, in gradi diversi, abbiano fallito entrambi. Il motivo va ricercato nella quantità di immigrati che si accolgono. Nel momento in cui gli stranieri presenti in un dato territorio diventano quantitativamente troppi, diventa difficile tanto integrare quanto assimilare. Le istituzioni stesse, ammesso che si vogliano occupare di gestire il fenomeno, non riescono a dare risposte efficaci perché il numero di immigrati è numericamente fuori dalle possibilità di controllo».

La Lega – ma non solo, visto che una buona parte del centrodestra le fa compagnia – si fa portatrice della linea che dice che «chi paga le tasse e rispetta le regole è ben accetto». Può funzionare?

«Se posso fare una battuta, tra poco le tasse non riusciranno a pagarle nemmeno più gli italiani, vista la precarietà economica e sociale del nostro Paese. Per tornare alla domanda, sarebbe interessante chiedersi quanti immigrati riescono a ottenere un lavoro tale che possa permettergli di pagare le tasse, tutte quelle italiane poi! Nel mio libro riporto i dati Eurostat: nel 2014 un immigrato su cinque in Europa era disoccupato. Tra gli extracomunitari la disoccupazione toccava il 21,2%, mentre la media europea era del 10%. Per quanto concerne il rispetto delle regole, il giurista Francesco Palazzo scriveva nel 2016 che un…

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