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Roma, 28 set – “I nobbili fanno la rivoluzione come la caccia alla volpe, perché s’annoiano, mica perché je serve”, diceva il carbonaro Leonida Montanari nel film del 1969 Nell’anno del Signore e le cose da quel dì non sembrano essere molto cambiate. Quel che forse è mutato è l’atteggiamento cinico che le “masse” un tempo avevano verso questi improvvisi cambi di rotta dei ricchi e famosi, last but not least Gaia Trussardi. La bella erede dell’impero della moda bergamasco, infatti, ci viene disegnata dal Corriere della Sera come una specie di San Francesco che ha abbandonato stoffe e disegni preparatori per perseguire la via dell’impegno sociale fashion – rigorosamente pro migranti.

“Sono stanca dell’individualismo”

“Sono stanca dell’individualismo, sento l’esigenza di umanità. Cerco dei modi per recuperare il contatto con gli altri” queste le parole della bellissima Gaia, moglie dell’attore Adriano Giannini, raccolte dal Corsera. “Ha lasciato il mondo della moda e l’azienda di famiglia (era direttrice creativa della maison) per dedicarsi alla musica, una sua grande passione tenuta chiusa in un cassetto per tanti anni. Il suo scopo: usare questo mezzo di espressione artistica per parlare di multiculturalità, dando voce a musicisti e performer di altre culture e creando nuove opportunità di ascolto accessibili a tutti”, inizia l’agiografia del pezzo di Arianna Ascione.

Integrazione pop e musicisti africani

Dall’intervista (ma anche da un pezzo simile uscito per Vanity Fair) apprendiamo che la bella Trussardi il 25 settembre ha fatto uscire un disco, “una storia di integrazione in forma pop”. La Gaia infatti non è andata a prendere qualche ragazzino dallo Zen di Palermo o da Scampia, perché adesso milieu pasoliniano che andava tanto fino agli anni ottanta non tira più. No, lei collabora con due artisti africani, Ezy Williams e Haruna Kuyateh e a loro, molto generosamente, destinerà i diritti di tutti i brani. Il disco, che immaginiamo andrà a ruba, fa parte di un progetto tutto votato a rendere la vita migliore ai migranti: insieme al suo socio Alex Legler, Gaia lancerà a giorni una nuova società, un “incubatore di startup per migranti” che risponde al nome di Pluvial Ventures. Materiale ottimo per la sceneggiatura di un film di Virzì.

“Ho studiato antropologia a Londra”

“Mi sono sempre interessata ai problemi del mondo, ci stavo proprio male” confessa Gaia, che ci ricorda i sacrifici del suo percorso di studi in questo senso: “Non a caso a Londra ho studiato Antropologia e Sociologia. Due, tre anni fa ho incontrato di nuovo un mio amico dei tempi dell’università: lui aveva studiato Economia e da poco aveva deciso di lasciare il mondo delle banche perché si era stancato, voleva iniziare a supportare progetti diversi”. Insomma, problemi di tutti giorni per noi tutti, che quando ci annoiamo proprio non sappiamo in che progetti investire i nostri soldi, quale iniziative “supportare”.

Dalla moda alla carriera umanitaria

“Ho vissuto il passaggio tra il modo di lavorare di un tempo e la strutturazione quasi da catena di montaggio il cui obiettivo è il prodotto, la vendita di massa, che secondo me è poco sostenibile e non lascia spazio agli altri. Parlo della moda in generale, ma è un fenomeno che interessa anche altri campi come l’entertainment: ci sono sempre meno contenuti, non mi piaceva più il concetto di partire dal prodotto. Preferisco partire dall’idea per creare un prodotto che rispecchi i contenuti che si vogliono esprimere”, racconta ancora Gaia, che solo due anni fa, a 38 anni, s’è resa conto che i prodotti Trussardi non erano “sostenibili” e ha deciso di lasciare la parte creativa della maison per fare la musicista che aiuta i migranti. Il 25% della Finos, holding di famiglia socio unico del brand Trussardi, nel 2016 era in possesso di Gaia. Sebbene il marchio bergamasco nel 2019 sia stato acquisito al 70% dal fondo QuattroR, immaginiamo che non sia stata la brutale catena di montaggio a far optare Gaia per la carriera umanitaria.

“Scoprire talenti” migranti

Ad ogni modo, la startup per migranti Pluvial Ventures, opererà tra Milano e Bergamo. Per Gaia si è circoscritto il territorio “anche per un discorso di sostenibilità”, e certo è un caso che abbiano come base proprio la città orobica dove la famiglia della Gaia da sempre risiede e prospera. La Trussardi vuole offrire a chi arriva in Italia un appoggio per chi vuole iniziare un’impresa: “Da questo punto di vista gli immigrati fanno il triplo della fatica, devono scontrarsi con molta più burocrazia. Noi vogliamo scoprire talenti, aiutarli nella fase di accensione della loro impresa ma anche trasferire le capacità imprenditoriali e le competenze in modo da renderli indipendenti”. Già, perché mentre nel nostro Paese si affronta una delle più pesanti crisi economiche dal dopoguerra, perché mai aiutare gli italiani che stanno chiudendo bottega quando si può dare una mano a chi viene da fuori?

“Modelli di business inclusivi”, ma alla moda

“Ho contattato una persona che si occupa di accoglienza a Milano: ho chiesto se poteva essere una buona idea e ho trovato delle persone pazzesche. Ci hanno subito accolto e hanno individuato chi poteva avere i requisiti necessari – dice Gaia, che ha trovato ciò che cercava grazie alla Croce Rossa Italiana – Vogliamo creare modelli di business inclusivi, delle società in cui chi inventa e lavora a livello operativo è anche socio. Tutti devono avere la possibilità di possedere delle quote”. Grazie a lei, infatti, ad ottobre sarà lanciato il primo marchio di moda (anche questo un caso) che è frutto della mente di un designer camerunense: “Sto lavorando con persone di cui mi fido, con cui magari ho già collaborato in passato, siamo tutti entusiasti. L’aspetto più bello alla fine di tutto? Quando chi stiamo aiutando riesce a vedere finalmente la sua idea prendere forma”. Insomma, gli italiani vogliono pane? Che mangino startup!

Ilaria Paoletti

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5 Commenti

  1. All’ opportunismo qui si accoppia una bella dose di superficialità. Non si spiega altrimenti una frase del tipo “i problemi del mondo mi fanno stare male”. Altrimenti siamo ai deliri di onnipotenza !! L’ Onnipotente non è così ignorante da usare nel suo lessico il termine “problema” così scorrettamente…

  2. Una volta ci si scherzava, sulla opportunità d’andare in Africa e poi tornare da immigrato…. Questi traditori sono disgustoso! Speriamo che paghi almeno le tasse!

  3. Portati i Bingobongo a CASA TUA , a TUE SPESE ….. basta con la carità fatta pagare ad ALTRI !!!!

    In proposito , una precisazione sul mito del “poverello” …. Francesco d’ Assisi , al contrario di quanto raccontato , non diede via i SUOI danari , ma quelli del PADRE che , incazzato , gli fece causa ;

    hailui , Franceschiello era ormai un BRAND della
    chiesa cattolica e …. il PADRE , perse la Causa !!!! Franceschiello manco era l’ unico erede , quindi i
    soldi non sarebbero stati suoi manco a BABBOMORTO !

    Fossi stato il padre o un fratello di Francè ….. beh , una sana serie di bastonate …… e …. aridacce li sordi !

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