Il Primato Nazionale mensile in edicola

È il 20 luglio del 1944. Alcuni politici e militari tedeschi di orientamento rivoluzionario-conservatore attentano alla vita di Hitler presso la Tana del lupo, il quartier generale del Führer del Terzo Reich. L’impresa è pianificata da tempo, con il nome Operazione Valchiria, e, com’è noto, è destinata al fallimento. Fra i cospiratori vi è il colonnello Claus von Stauffenberg. Arrestato e condannato a morte, Stauffenberg pronuncia, in un grido potente e definitivo, le sue ultime parole: «Viva la Germania segreta».



La potenza «magica» della Germania segreta

A cosa allude questo enigmatico sintagma? Certamente a una determinata tradizione filosofica, originatasi nel George-Kreis, il cenacolo culturale animato da Stefan George, le cui numerose intuizioni, anticipatrici di molte delle istanze della Rivoluzione conservatrice, si muovevano attorno al Geheimes Deutschland quale mito fondativo del popolo tedesco. L’espressione, per tracciarne una breve storia, risale a Karl Wolfskehl (1910), compare in Norbert von Hellingrath (1915), ritorna nella lirica Germania segreta (1919) dello stesso Stefan George, viene infine resa famosa dallo storico Ernst Kantorowicz, che a essa dedicò una celebre lezione nel 1933. Per Kantorowicz, «la Germania segreta […] è la comunità dei poeti e dei saggi, degli eroi e dei santi, dei carnefici e delle vittime, che ha creato la Germania e che si sono offerti alla Germania».

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2021

È un mitologema, una forma simbolica in cui si riepiloga la grande tradizione della coscienza filosofico-letteraria tedesca, un umanesimo aperto alla verticalità e radicato nella terra, innervato di quel romanticismo organicista e di quella simbolica della storia che ebbero il loro centro a Heidelberg, come ben mostrato dallo studioso Giampiero Moretti.

Il pensiero poetante

D’altro canto, l’aura della Germania segreta non si riduce alla sua tematizzazione storica specifica. Secondo il filosofo Giovanni Sessa, infatti, «il Regno segreto di tale Germania è caratterizzato dalla coincidentia oppositorum, è Regno aporetico in quanto, pur appartenendo a questo mondo, al medesimo tempo gli è estraneo. È Regno dei vivi, dei passati, della Tradizione». A questo archetipo, che ha il suo modello politico ideale nell’imperium di Federico II, Sessa ha dedicato il suo ultimo saggio, recentemente pubblicato per le Edizioni Oaks con il titolo L’eco della Germania segreta: «Si fa di nuovo primavera». Il volume – impreziosito dall’introduzione del germanista Marino Freschi, dalla prefazione del filosofo Romano Gasparotti e dall’appendice del filosofo Giovanni Damiano – declina il paradigma della Germania segreta all’interno dello studio degli autori in cui, stando a Sessa, questa tradizione di pensiero emerge con maggior vigore, anche oltre le adesioni biografiche documentabili: Ludwig Klages, Stefan George, Ernst Jünger, Karl Löwith e Walter Benjamin. Intellettuali fra loro profondamente eterogenei, eppure accomunati da alcune precise costanti di pensiero. Fra di esse, ci limitiamo a individuarne tre essenziali.

Una modernità eroica

La prima è la rivendicazione della centralità metafisica ed esistenziale della tradizione, intesa in senso aperto e metamorfico, in opposizione alle forme reificate, necessitanti e dogmatiche che ne sono l’irriguardosa parodia. Rifacendoci a Benjamin, possiamo dire che questa idea di tradizione conduce all’Eingedenken, l’«immemorare», ossia l’irrompere nel presente di un’esigenza che viene dal passato e apre alla possibilità del «futuro ricordato», contro qualsivoglia passatismo.

La seconda, strettamente connessa alla prima, è la nozione di «nuovo inizio» (Neuer Anfang). Un cominciamento la cui immediatezza è sempre mediata – segnatamente dalla tradizione – ma la cui potenza di «porre in essere» squarcia l’indecidibilità del tempo presente aprendolo all’irruzione dell’avvenire. Nel nuovo inizio si ripristina una percezione «mitico-iconica» e immaginale della realtà, una nuova percezione – una «visione stereoscopica», direbbe Jünger – mediante cui trasfigurare la nostra esperienza della realtà. Il terzo pilastro è la centralità del…

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta