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È un segno della velocità con cui gli eventi stanno accadendo, il fatto che l’edizione integrale del Mein Kampf curata da Hurst e Blackett, pubblicata solo un anno fa, sia edita da una prospettiva filo-hitleriana. L’ovvia intenzione della prefazione e delle note del traduttore è di attenuare la ferocia del libro e presentare Hitler sotto una luce, la più benevola possibile. Perché a quella data Hitler era ancora rispettabile. Aveva annientato il movimento operaio tedesco, e perciò le classi possidenti gli volevano perdonare quasi tutto. Sia la Sinistra che la Destra concorsero alla nozione assai superficiale secondo la quale il nazionalsocialismo fosse semplicemente una versione del conservatorismo.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2021

Black Brain

Poi d’improvviso è emerso che dopotutto Hitler non era rispettabile. Uno dei risultati di tutto ciò è che l’edizione di Hurst e Blackett è stata ristampata con una nuova copertina che spiega come tutti i profitti vengono devoluti alla Croce Rossa. Tuttavia, attenendosi alle prove che si trovano all’interno di Mein Kampf è difficile credere che qualsiasi cambiamento reale abbia avuto luogo nelle finalità e nelle opinioni di Hitler. Quando si confrontano le sue dichiarazioni di circa un anno fa con quelle fatte quindici anni prima, una cosa che colpisce è la rigidità della sua mente, la maniera in cui la sua visione del mondo non si sviluppa. È la visione fissa di un monomaniaco verosimilmente ben poco influenzato dalle manovre temporanee delle politiche di potere. […]

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Che cosa pensava davvero Orwell di Hitler?

È facile dire che a un certo punto della sua carriera è stato finanziato dagli industriali pesanti, i quali videro in lui l’uomo che avrebbe annientato i socialisti e i comunisti. Ma non lo avrebbero spalleggiato se non avesse già convinto della sua esistenza un grande movimento. Inoltre la situazione in Germania, con sette milioni di disoccupati, era ovviamente favorevole ai demagoghi. Hitler non avrebbe però potuto farcela contro i suoi molti rivali se non fosse stato per l’attrattiva della sua personalità, che si può percepire anche nella goffa scrittura del Mein Kampf e che è senza dubbio travolgente quando si odono i suoi discorsi. Vorrei mettere a verbale che non sono mai stato capace di detestare Hitler. Da che è andato al potere – fino ad allora, come quasi tutti, ero stato portato a pensare che non fosse una questione importante – ho sempre pensato che se mi capitasse a portata di mano lo ucciderei sì di sicuro, ma che potrei non sentire alcuna animosità personale. Il fatto è che in lui c’è qualcosa di profondamente accattivante. Lo si percepisce anche quando…

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