Roma, 7 nov – “Lei ha detto ‘siamo dei panda bellissimi finché ci fanno ancora parlare’. Perché allora ha votato a favore della commissione Segre?“. La domanda che mette in difficoltà Gianluigi Paragone arriva nelle battute finali della presentazione di “La vita a rate“, l’ultimo libro del senatore 5 Stelle. Ospite del caffè letterario Horafelix di Roma, l’ex conduttore della Gabbia per oltre un’ora ha parlato del grande inganno della modernità, della “trappola del sistema neoliberista” che ci vuole schiavi e ci “toglie i diritti in cambio di soldi in prestito”. Nelle teorie di Paragone trova ampio spazio anche la questione del controllo e della censura, della libertà di espressione minata dal “capitalismo di sorveglianza”, di chi decide cosa si può dire e cosa no etc.

La commissione Segre e il chiaro intento censorio

Suona dunque strano il suo silenzio pubblico in merito alle recenti censure di Facebook, ma ancor di più stona il voto favorevole di Paragone alla commissione Segre, un’operazione politica che con la motivazione del contrasto all’antisemitismo, mira chiaramente a zittire il dissenso e a criminalizzare persino il “nazionalismo”. L’evidente intento censorio è stato sottolineato da più di un opinionista e compreso anche dal centrodestra, che ha deciso di astenersi proprio in virtù del principio della libertà di espressione. Questione che invece non è stata colta da Paragone, che arriva a rimproverare alla Lega persino di “non aver applaudito la Segre alla fine della votazione, dimostrando così di essere dalla parte del torto”.

Paragone al caffè letterario Horafelix di Roma – Video

Paragone: “Facebook non si può regolamentare con una normativa”

Parole che sembrano uscite dalla bocca di Laura Boldrini più che dall’ex conduttore politicamente scorretto. “Per me la Segre è un simbolo”, ha risposto Paragone a chi gli chiedeva perché non si fosse quantomeno astenuto, “se veramente pensate che la commissione di inchiesta vi tappi la bocca non c’è bisogno di questo, saranno ben altre le cose. E’ una commissione che si sta caricando di grande densità censoria non è così, il 50% del mio voto è legato ad un voto di testimonianza”. Eppure la deriva censoria tra commissioni politiche e social network che scavalcano a piè pari l’articolo 21 della Costituzione sembra evidente. Non è così per Paragone, che in merito ad una possibile regolamentazione in termini di legge per Facebook e soci risponde così: “Non c’è una normativa che può regolamentare questa cosa. Cosa ha fatto la Cina? Ha detto voi non entrate oppure se tu vuoi entrare ti do una serie di parole che fanno scattare il blackout”.

Il bluff di Paragone l’anti-sistema

Insomma la commissione Segre è un’ottima cosa e i social network è giusto che facciano il cazzo che gli pare perché “sono dei pirati”. Questa è la summa del Paragone pensiero, al quale sembra interessare solo della censura subita da lui ai tempi della chiusura della “Gabbia”. L’ex conduttore racconta come andò. “Non c’era bisogno della commissione Segre per chiudermi la trasmissione” tuona Paragone e, dopo aver ricordato alcuni servizi scomodi, come le inchieste sull’acqua minerale, le interviste a Mario Draghi e le rivelazioni sulle banche diventate agenzie immobiliari, spiega come non ci sia “bisogno di commissioni, ci vuole soltanto che sei andato a toccare interessi economici, come il presidente dell’assominerali che dice ‘guardate che se va in onda questo servizio telefono alla pubblicità de La7 e vediamo se ritirano la pubblicità oppure no’, questo è il ricatto che vi fanno. Secondo voi se telefona un politico riesce a bloccare un servizio oppure è più facile che lo blocchi l’azienda che fa acqua?”

Sul fatto che gli interessi economici siano più forti di quelli politici siamo tutti d’accordo, era Ezra Pound a dire che “i politici sono camerieri dei banchieri”. Resta il fatto che quella di Gianluigi Paragone assomiglia tanto a una supercazzola. Il suo disinteresse per la censura social e il suo voto a favore della commissione Segre vanno leggermente contro la sua narrazione anti-sistema. Narrazione, come dicono quelli bravi. Proprio come Gianluigi Paragone.

Davide Di Stefano

3 Commenti

  1. ….chiunque si definisce di appartenenza 5stelle è un essere inaffidabile e incoerente… è, oramai chiaramente, storia

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