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Il monumento ai Caduti restituisce la medaglia del Ventennio

by Andrea Bonazza
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Roma, 6 apr – Seguendo le tracce degli avi, questa volta, non dobbiamo tornare indietro troppo tempo. Una scoperta avvenuta negli ultimi giorni ci ricatapulta infatti nell’Italia degli anni Venti, quando nell’intera Nazione era ancora vivissimo il ricordo degli eroi di una Grande Guerra che riconsegnò libertà e dignità al popolo italiano. Oggi, nella caotica corsa alla Cancel culture e alle nuove ideologie progressiste antinazionali, la recente scoperta avvenuta in un paesino della Toscana sembra non destare interesse sulla stampa nazionale; e forse è meglio così. Si tratta di una medaglia dedicata ai Patti Lateranensi, fino a queste ultime ore conservata all’interno di un monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale a Poggio a Caiano, comune di 9.904 abitanti della provincia di Prato.

La medaglia fascista destinata ai posteri

Rinvenuta in un cofanetto posto all’interno del basamento del monumento di piazza XX Settembre, a Poggio a Caiano, la singolare medaglia si trova ora nelle mani dei restauratori. Su di essa campeggia un’incisione con l’evocativa frase: “Dio all’Italia e l’Italia a Dio – XI febbraio 1929″, periodo nel quale venne edificato il monumento. Nel medesimo cofanetto, gli operatori incaricati del restauro del manufatto opera dello scultore e medaglista Mario Moschi, hanno trovato anche un foglio dell’epoca, ripiegato e i cui contenuti non sono ancora stati resi noti. In questo momento oggetto di analisi da parte degli specialisti in materia, sulla vecchia carta potrebbero trovarsi i nomi dei cittadini di Poggio a Caiano che contribuirono alla realizzazione del monumento.

Il misterioso ipogeo sotto al monumento di Poggio a Caiano

La medaglia fascista non è però il solo ritrovamento emerso nel corso del restauro. Sotto al monumento marmoreo è stata scoperta anche una volta sotterranea in mattoni, su cui ora sono in corso verifiche da parte della sovrintendenza. Se in un primo momento potremo pensare a una sorta di mitreo o di antico ipogeo, studiando però i vari monumenti ai Caduti, dall’Altare della Patria al Monumento alla Vittoria di Bolzano, le soluzioni al dilemma potrebbero essere altre. Seguendo la Tradizione romana, il Fascismo poneva infatti sotto alcuni importanti monumenti, delle cripte dove idealmente veniva custodita la memoria degli eroi. L’antica Tradizione romana vuole che anche alla posa della prima pietra, sia essa di una casa, di un monumento o di un edificio pubblico, all’interno del basamento o delle mura vi fosse posto un oggetto segreto ed evocativo, che richiamasse a sé energie positive per il futuro della struttura.

Vita e segreti nella scultura Mario Moschi

Fin dai primi anni Venti, il governo italiano di Benito Mussolini promosse una capillare commemorazione dei Caduti della Grande guerra chiamata “monumentomania”. A tale virtuoso programma in onore ai Caduti per la Vittoria, parteciparono tantissimi giovani architetti, artisti e scultori, che, aderirono alla nuova estetica Art déco ispirata alla retorica fascista. Tra questi vi fu il giovane scultore e medaglista Mario Moschi che, tra il 1928 e il 1930, realizzò l’ambizioso monumento di Poggio a Caiano. Sulle facce del cubo marmoreo in piazza XX Settembre, Moschi scolpì tre rilievi dalla monumentalità salda e distesa, percorsa tuttavia da tensione lineare, che divenne poi una delle sue caratteristiche maggiormente riconoscibili dello stile maturo. Essendo egli sia scultore che medaglista, è possibile che sia stato lo stesso Moschi a realizzare anche la medaglia, oggi rinvenuta nel basamento della sua opera. Come la maggior parte degli artisti che lavorarono e trovarono fortuna e fama durante il Fascismo, nel dopoguerra anche Mario Moschi affrontò l’ostracismo cieco dei nuovi “vincitori”, spesso e soprattutto in Toscana legati alla sinistra. Per lo scultore giunse quindi presto un lungo e buio periodo professionale, al quale Moschi ribatté però portando le proprie opere all’estero, per importanti piazze negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Oggi l’Italia riscopre una parte dei segreti murati nel marmo da questo grande grande scultore toscano. Speriamo sia all’altezza di valorizzarli evitando la solita censura storica.

Andrea Bonazza

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