La storia di Hammurabi si arricchisce di nuove scoperte e sono tutte italianeRoma, 5 gen – Nel nel secondo millennio avanti Cristo, a 38 anni dalla fondazione del proprio regno, il sesto sovrano della prima dinastia di Babilonia, re Hammurabi annetteva con un avamposto militare una vasta zona a nord di Babilonia al suo impero. Oggi il territorio è quello iracheno compreso a nord di Baghdad. La conferma di questa fino ad oggi sconosciuta pagina di storia arriva dalla scoperta di una porta e di una cinta muraria monumentali, quest’ultima di sei metri di spessore, nel sito archeologico di Tell Muhammad a Baghdad. Fattore per noi ancor più di lustro, è che la scoperta è stata fatta ad opera dei ricercatori italiani.

Recentemente, l’archeologo Nicola Laneri che ha diretto gli scavi, ha spiegato all’AGI che quella attestata dai ritrovamenti “è una conquista territoriale importante, anche se non si può propriamente parlare di impero. Nella fase finale del suo regno, Hammurabi conquista questi territori a nord di Babilonia”.

La cinta muraria scoperta dai ricercatori catanesi

La scoperta italiana

Il sito di Tell Muhammad si rivela di estrema importanza già nell’Ottocento, quando il leggendario archeologo inglese Austen Henry Layard trova degli intarsi con iscrizioni hammurabiche. I ricercatori iracheni poi, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, hanno riportato alla luce moltissimi altri spettacolari reperti. Tra questi la celebre area sacra e ben 300 antiche tavolette. Su di esse viene menzionata la frase “38 anni dopo” e una serie di iscrizioni successive, interpretate dagli studiosi come “la caduta di Babilonia”.Secondo Lanieri, però, queste antiche iscrizioni finora fornivano elementi ” in grado di definire quando la Babilonia hammurabica crollò, a opera di un sovrano ittita”. Molto probabilmente, invece, grazie alla nuova scoperta per l’archeologo italiano quel ’38’ si riferisce alla realizzazione dell’insediamento nel trentottessimo anno del regno di Hammurabi. “La nostra scoperta – commenta entusiasta Laneri – sembra confermare questa ipotesi”.

Il sito archeologico a nord di Baghdad

La città d’acqua

Gli scavi archeologici effettuati in collaborazione con il team italiano, indicano però anche altre direzioni in cui orientare la ricerca. Sulle tracce degli avi potrebbe essere dunque possibile identificare la stessa Baghdad come una città d’acqua. “Tell Muahammad – continua Laneri all’AGI – sta all’interno di un reticolo di insediamenti collegati probabilmente da canali. Abbiamo notato che al di fuori della cinta muraria, vi era un canale che collegava Tell Muhammad con il Tigri e un altro lo collegava con la Diyala, altro affluente del Tigri. Studi recentissimi stanno dimostrando che la città mesopotamica era segnata fortemente dai canali, che la dividevano disegnando dei quartieri. I canali, verosimilmente, entravano all’interno delle porte urbiche, che non servivano dunque solo come limite per le strade: su questo versante inizieremo una ricerca attraverso le fotografie aeree degnmi anni 50 e 60, che ci permetteranno di avere contezza del paesaggio urbano di Baghdad prima dell’esplosione urbana, che ancora oggi distrugge molti insediamenti antichi. Le autorità irachene ci chiedono di salvaguardarle”.

Il docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino oriente dell’Università di Catania, asserisce inoltre che, la porta monumentale appena scoperta, è “in realtà una porta d’acqua, che si trovava sul canale, con una canaletta di scolo in ceramica che proveniva dall’aera del tempio e la collegava probabilmente a aree della città. Più della porta è monumentale il muro che Hammurabi crea lungo la frontiera settentrionale del territorio di Babilonia”.

l’Italia per la rinascita archeologica irachena

La missione archeologica italiana guidata da Laneri è una delle 18 missioni partite dalla nostra penisola per rinascita culturale di un Iraq ferito dalla guerra e dai bombardamenti americani.

“Abbiamo una straordinaria presenza diplomatica con l’ambasciatore Maurizio Greganti, con una grande passione per l’archeologia e un progetto: un parco archeologico nella capitale irachena. – spiega sempre all’agenzia di stampa italiana Lanieri – Ci sono difficoltà sia economiche sia logistiche, naturalmente, ma a gennaio tornerò in Iraq per parlarne con lui. Il rapporto con le autorità irachene, tra l’altro, e’ spettacolare; hanno una gran voglia di emergere dalla guerra e dalle lotte intestine. Vivendo fuori dalla green zone, vediamo una città che sta per epslodere a livello economico, e oggi l’Italia rappresenta un’eccellenza in Iraq per la gestione di quel patrimonio culturale, immenso ma in pessime condizioni”. 

Secondo l’archeologo italiano “c’è un popolo aperto, con una nuova generazione che vuole tornare alla normalità.L’unico problema, verrebbe da dire riprendendo ‘Johnny Stecchino’, è il traffico. Questa diplomazia ci rende fieri. Americani, francesi, inglesi e tedeschi non hanno questo tipo di rapporto con gli iracheni, che viaggia con la diplomazia e la cultura”.

Andrea Bonazza 

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