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Pubblichiamo il presente contributo di un nostro collaboratore pur dissentendo da alcune espressioni e da alcune conclusioni contenute nell’articolo. Le questioni sollevate meritano comunque di essere prese in considerazione senza tabù [IPN]

Roma, 23 mar – Quando succedono fatti della rilevanza dell’attentato pluriomicida di Tunisi, il primo e comprensibilissimo istinto è quello di lasciarsi andare all’emotività. Emotività che, guarda caso, potrebbe fare molto comodo alle forze che ci spingono ogni giorno di più verso l’apertura dell’ennesimo fronte di guerra, questa volta in Libia contro l’avanzata (più mediatica che altro) del sedicente “califfato” di Al Baghdadi.

Il cosiddetto “scontro di civiltà” di Huntington-Fallaci è semplicemente un non senso, per cui l’Occidente -ammesso e non concesso che esista- dovrebbe impegnarsi in una guerra senza quartiere per portare ad un miliardo e mezzo di persone che non ne vogliono sapere…lo stesso modello di sviluppo che ci sta disintegrando. Libero mercato, democrazia delegata, retorica dei diritti umani: ne abbiamo abbastanza noialtri, e dovremmo aspettarci che un Mohammed qualunque li apprezzi solo perché gli sganciamo una tonnellata di tritolo in casa dietro richiesta dello Zio Sam? Suvvia, siamo seri.

Esiste però un pericolo se possibile ancora più serio rispetto a quello di divenire dei Magdi (Cristiano?) Allam in sedicesimo, ed è quello di essere dei Cardini o dei Buttafuoco in diciottesimo, ovvero pur di fare i politicamente scorretti, atteggiarsi ad islamofili convinti ed impenitenti. Il che è ovviamente, dal punto di vista di un italiano ed europeo, una follia bella e buona. La questione è semplicissima, in fondo: l’islam, per l’Europa, rappresenta un problema? La risposta è senza ombra di dubbio affermativa, e la Francia lo dimostra.

Nella sua secolare storia di impero coloniale, la Francia ha sempre, bene o male, integrato al suo interno popolazioni diversissime per razza, cultura, religione, lingua e costumi, ma pare assolutamente impossibile fare la stessa cosa per i musulmani, anche se cittadini di seconda, terza o quarta generazione. Questo perché l’islam è fondamentalmente una religione militante, matrice dei comportamenti aggressivi organizzati, in una caratteristica che pure il cristianesimo aveva, quando era analogamente aggressivo, violento e intollerante, ovvero prima di essere “contagiato” dalla civiltà greco-romana classica e diventare paradossalmente il baluardo della medesima contro le orde islamiche (arabe prima, ottomane dopo). L’islam sunnita -in particolare nella sua predicazione salafita– non è, se non formalisticamente, una religione, ma una ideologia politicamente mobilitante.

In altre parole, l’islam dà una risposta semplice al perché le cose vanno male nel mondo, ovvero perché ci sono persone che rifiutano l’islam stesso. E dà anche, ovviamente, una soluzione altrettanto semplice: islamizzare il mondo, convertire tutti, eliminare chi non si converte o al limite ridurlo in stato di dihimmitudine. Ogni mezzo è lecito. Anzi, se segui questo programma e poche regole di condotta, puoi fare tutto ciò che ti aggrada, specialmente con gli infedeli, le loro terre, donne, sostanze.

Così l’islam canalizza e sfoga l’insoddisfazione, la frustrazione esistenziale e pratica, verso l’esterno, verso i diversi, in forma di aggressività, conquista, coercizione. Insegna a colpevolizzare i diversi, e a sentire te giusto e libero da colpa e dubbi anche se uccidi innocenti, e che non hai alcun bisogno di introspezione e autocritica: una cuccagna, un’invenzione psicologicamente vincente e socialmente aggregante. Una base perfetta per l’espansionismo religioso.

Forse non è ben chiara la portata di questo discorso, urge scendere nel pratico: l’islam è il candidato ideale per diventare il veicolo del risentimento delle plebi allogene sradicate, dei miserabili del terzo mondo, degli sconfitti, delle menti deboli. Come il comunismo ieri, si presta ad essere strumentalizzato per scopi inconfessabili.

Le organizzazioni terroriste wahabite che agiscono nel Caucaso, nei Balcani, nel Medio Oriente, in Africa e persino nell’estremo priente sono eterodirette per i giochini di potere anglo-sauditi contro Russia e Cina? Ma certo che si, quale è la novità rispetto per esempio alle Brigate Rosse italiane? I fanatici sono i migliori da manovrare, perché non percepiscono salario e sono ben volentieri disposti a crepare per la causa. Che poi la causa sia di tutt’altra natura rispetto a quella che essi credono di servire, il discorso non cambia.

assadAnziché sostenere i regimi laici, socialisti e patriottici arabi che tenevano a bada questa gentaglia con la forza, ed al contempo imporre regole severissime rispetto all’importazione di manodopera allogena, noi abbiamo fatto esattamente il contrario, abbattendo uno dopo l’altro (tranne, per ora, in Siria) i governi legittimi e consentendo ad una quantità spaventosa di allogeni di penetrare in Europa.

Guarda caso, sia detto di passata, il nemico principale dei salafiti di tutto il mondo è appunto il socialismo panarabo, in secondo luogo lo sciismo (quindi l’Iran) ed infine l’Europa “crociata”. Una evidente comunione d’intenti per chi volesse mantenere la sua egemonia grondante di sangue in una zona geostrategica fondamentale.

Non con la Fallaci, ovvio, ma nemmeno con Cardini: i barbari devono essere respinti oltre il limes.

Matteo Rovatti

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