Roma, 18 giu – Jack Donovan non passa mai inosservato. Dopo il successo mondiale de La via degli uomini, pubblicato in Italia da Passaggio al Bosco nella primavera del 2020, lo scrittore americano torna nelle librerie del Belpaese con il secondo capitolo della trilogia dedicata al maschio: Diventare un barbaro. Il titolo, forte e provocatorio, è tutto un programma.

Il sottotitolo, diretto e pungente, chiarisce meglio il messaggio di fondo: La civiltà è sopravvalutata. Del resto, ci si aspetta che gli uomini occidentali siano dei mansueti e civilizzati “cittadini del mondo”: individui sradicati e consumatori globali, privi di ancoraggi e di doveri, di connessioni tribali e di codici d’onore, di pratiche virili e di senso di appartenenza. Apatici, disorientati e rassegnati, questi automi hanno sostituito le pratiche comunitarie con le identità di consumo, diventando vulnerabili e manipolabili.

Diventare un barbaro di Jack Donovan: per tornare a essere uomini

Per Donovan, che non si limita alla mera analisi critica, un’alternativa concreta è ancora praticabile: tornare ai legami comunitari, riscoprendo quello che lui definisce “tribalismo”. La forma concreta e arcaica del Clan – da intendersi nella sua accezione comunitaria, virile e vitale – diventa l’elemento di rottura e di riedificazione di un nuovo tipo umano, in ordine con un’essenzialità che vuole tagliare i ponti con la standardizzazione, con la letargia e con la rassegnazione della nostra epoca liquida e sradicante. Questa forma di aggregazione ancestrale, un tempo naturale tra i nostri antenati, è oggi osteggiata e decostruita con sapiente efficacia: essa – nel vortice dell’individualismo eretto a dogma e della liquefazione sistematica di ogni legame – rappresenta uno spauracchio che le anime belle del “pensiero unico” si affannano a cancellare con ogni mezzo necessario dall’orizzonte collettivo dei nostri popoli.

Questo libro – coraggioso e controcorrente – attacca il vuoto emasculato della società moderna: un orizzonte decadente e un “impero del nulla”, fondato sulle chimere dell’universalismo, sulle debolezze del “pensiero unico” e sulla virtualizzazione dei rapporti e delle scelte. Diventare un barbaro – allora – significa rifiutare la narrazione dominante, ritrovare un senso, ricercare una vita autentica e tornare ad essere uomini.

 

 

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