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Roma, 14 dic – Pochi mesi fa è stata ridata alle stampe Lavaggio del carattere: le conseguenze dell’occupazione americana della Germania, opera del conservatore tedesco Caspar von Schrenck-Notzing. Si tratta – possiamo dire – di un classico, sì, ma di un classico «pericoloso». La prima edizione del volume risale al 1965, con traduzione italiana uscita già nel 1968. Ma perché l’editore Oaks ha deciso di ristamparlo proprio di questi tempi? Il senso di quest’operazione è ben spiegato e argomentato nella dotta prefazione di Francesco Coppellotti, che, tra le altre cose, è il curatore e traduttore delle opere di Ernst Nolte in Italia. Il motivo di questa nuova edizione è semplice e al contempo complesso, ma possiamo riassumerlo così: perché il destino della Germania postbellica, e segnatamente di quella occidentale, va molto al di là della contingenza e coinvolge direttamente il nostro presente storico.

Altro che «liberazione»

Rileggere oggi lo studio di Schrenck-Notzing, infatti, ci mette di fronte alla matrice di quella Charakterwäsche, di quel lavaggio del carattere che è stato imposto ai tedeschi prima, e a tutti i popoli europei adesso. È il trionfo della Zivilisation liberal-capitalistica, della civilizzazione meccanica e senz’anima, contro la Kultur, contro la civiltà millenaria dell’homo europaeus. Il sottotitolo dell’opera è significativo: le conseguenze dell’occupazione americana della Germania. Occupazione, non liberazione. Sarà che i tedeschi non hanno conosciuto quel movimento sopravvalutato e grottesco di nome Resistenza, che in Italia ha presentato una disfatta militare e una resa incondizionata all’invasore come una «liberazione». Ma il fatto è che sono stati gli americani stessi a parlare di «occupazione» della Germania, così come hanno chiamato re-education (in tedesco Umerziehung) il grande programma d’ingegneria sociale che Schrenck-Notzing ha opportunamente definito «lavaggio del carattere» e ricostruito sin nei minimi dettagli.

Popoli alla sbarra

Il destino d’Italia e Germania, in effetti, è molto simile, ma dopo il 1945 diverge leggermente. Da noi si tentò subito di interpretare il fascismo come un accidente della storia nazionale, una «parentesi» (Croce) che – tralignando dalla tradizione democratica e liberale dell’Italia postunitaria – veniva ora riscattata da un Secondo Risorgimento, la Resistenza appunto. Si tratta di una lettura di comodo e insostenibile in sede storica, è ovvio, ma fu comunque utile ad evitare la condanna inappellabile degli italiani da parte di qualche farsesco tribunale in stile Norimberga. In Germania, invece, il nazionalsocialismo fu elevato a culmine necessario di tutta la storia del popolo tedesco: è la teoria – oggi assai discussa – del Sonderweg, della «via particolare» intrapresa dalla cultura tedesca, intrinsecamente ostile alla civilizzazione occidentale liberal-capitalistica. Goethe e Schiller, Wagner e Beethoven non potevano che condurre a Hitler e alla Shoah. Di qui la necessità di una «rieducazione», di una riprogrammazione del Dasein spirituale dei tedeschi, tutti visti (passati, presenti e futuri) come componenti di un popolo dannato e irredimibile.

Il trionfo del capitalismo apolide

Ma la questione è più ampia e va ben oltre la punizione inflitta alla Germania nel ’45. La prefazione di Coppellotti al best-seller di Schrenck-Notzing ne rende adeguato conto. A prescindere dalla valutazione del regime mussoliniano e di quello hitleriano, è innegabile che sia la cultura fascista che l’ideologia nazionalsocialista si erano opposte a quella che Fichte chiamò l’«epoca della compiuta peccaminosità» e che Hegel definì «regno animale dello spirito». È l’epoca in cui «Dio è morto» (Nietzsche), ossia tutte le certezze metafisiche sono crollate. Nel mondo della secolarizzazione si impone quindi lo strapotere delle centrali del capitalismo apolide, le quali fondano la nuova religione laica dell’umanità: mercato autoregolato, diritti dell’uomo, parlamentarismo liberale, primato dell’economia sulla politica. La sconfitta dell’Asse è in questo senso decisiva, perché elimina dalla scena le forze che con maggior vigore si erano opposte alla nuova Heilsgeschichte, alla storia della salvezza liberal-capitalistica. L’implosione dell’Unione Sovietica (1989-1991) – la quale era però organica al materialismo e all’egualitarismo americano – non ha poi fatto altro che peggiorare le cose.

La nuova censura

Tutto questo ha portato all’affermazione del «pensiero unico» globalista e alla nascita di un «totalitarismo dolce», il quale ha affinato le proprie pratiche censorie. La storia editoriale del libro di Schrenck-Notzing è in questo senso esemplare: il volume infatti, pur in presenza della sorveglianza alleata sulle pubblicazioni nella Repubblica di Bonn, non fu ritirato dal commercio, ma si procedé al suo Totschweigen. In pratica, lo si mise a tacere: nessuno doveva parlarne, recensirlo, discuterlo. Era l’inizio del silent treatment, del «trattamento del silenzio» che anche oggi va per la maggiore.

Il lavaggio del carattere oggi

Oggi, appunto. Ai nostri giorni assistiamo al medesimo fenomeno: ogni voce dissidente, ogni rivolta del pensiero non allineato deve essere soffocata e condannata all’oblio. Ma non con metodi brutalmente (e rumorosamente) repressivi, bensì attraverso il silenziamento. A differenza del 1965, però, siamo andati molto oltre sul piano inclinato della dittatura mercatista. I limiti della libertà di espressione si sono via via sensibilmente ridotti, e qualsiasi forma di manifestazione patriottica o euroscettica deve essere bandita dal dibattito pubblico. E non è solo la Germania a patire questa censura del silenzio, ma tutti i popoli europei, anche quelli usciti vincitori dalla seconda guerra mondiale. Perché il lavaggio del carattere – proprio come il cosmopolitismo dei padroni del discorso – non conosce e, anzi, non deve conoscere confini.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Si è trattato di chirurgia politica ripetuta, devastante e speriamo non prodromo di altra chirurgia, altrimenti il paziente uomo ci lascia le penne per sempre. Non a caso, in medicina, hanno sostituito con la chirurgia microinvasiva o sistemi alternativi e preventivi. Andare per le spicce è stato un grave errore per chiunque. Oserei dire… contronatura!

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