Roma, 22 lug – Da oggi è disponibile l’undicesimo numero della collana «I Grandi Italiani», inaugurata dal Primato Nazionale lo scorso settembre. Il volume, scritto da Valerio Benedetti, è dedicato a Niccolò Machiavelli, il capostipite della scienza politica moderna. In cento agili pagine, l’autore ripercorre la vita del segretario fiorentino, ricostruendone la biografia a 360 gradi e analizzando a dovere la sua opera. Che, peraltro, poco o nulla ha a che fare con leggenda nera costruita ad arte attorno alla figura di Machiavelli. Il quaderno, come di consueto, è arricchito da numerosi extra e contenuti inediti che aiutano a inquadrare il personaggio del mese. Di seguito riportiamo la presentazione al volume scritta da Adriano Scianca. [IPN]

Niccolò Machiavelli, il patriota

Non si sa se sia un paradosso o forse una logica e stringente necessità il fatto che l’Italia, terra secolarmente soggetta a dominazioni straniere, razzie, invasioni, divisioni, classi dirigenti inette, abbia partorito il più celebre e illustre teorico della scienza politica di ogni tempo. Si riflette sempre su ciò che manca e, d’altronde, chi fa Grande politica spesso è troppo impegnato per perdere tempo a teorizzarla. D’altronde, come notava Carl Schmitt, se Machiavelli fosse veramente stato un machiavellico avrebbe scritto un Anti-Machiavelli, e avrebbe travestito ipocritamente di idealità umanitarie le proprie taglienti scoperte politologiche.

Osservazione che, peraltro, può essere fatta valere per lo stesso Schmitt, che pure dalla Grande politica, nel senso più intenso, ma anche più tragico, fu sfiorato e forse qualcosa di più. Il parallelo ha più di una ragione di esistere, se è vero che lo stesso Schmitt, dopo l’epurazione del 1945, si identificò con l’umanista italiano al punto di chiamare, dopo il 1945, la sua villetta di Plettenberg «San Casciano», con allusione al comune toscano in cui Machiavelli finì esiliato (ma anche con allusione al martire Cassiano, trafitto dai propri discepoli).

Il giovane Schmitt aveva peraltro mostrato accenti critici nei confronti del grande Fiorentino, considerandolo un alfiere della «meccanica politica» moderna sganciata dall’etica. Solo durante la maturità il giurista tedesco colse l’aspetto veramente saliente e cruciale del messaggio di Machiavelli: la scoperta dell’autonomia del politico, di una sfera dell’azione umana, cioè, irriducibile alla morale, all’economia, alla tecnica, alla religione, benché, ovviamente, con tutti questi ambiti intersecata indissolubilmente.

È possibile acquistare il volume in edicola in abbinamento al mensile del Primato Nazionale. In alternativa, lo si può ordinare sul nostro sito in versione cartacea, oppure leggerlo in versione digitale (clicca QUI).

Si tratta dell’insegnamento di gran lunga più attuale del pensiero di Machiavelli. L’autonomia del politico, del resto, è ciò che, oggi più che mai, viene messa in questione, da ogni direzione. Erodono l’autonomia del politico i mercati, auto-elettisi grandi elettori degli Stati senza mandato alcuno, fino al punto da far gestire la cosa pubblica in maniera diretta ed esplicita da propri emissari. E lo stesso fanno le autorità morali che sempre più spesso vedono nella volontà popolare uno spiacevole contrattempo, a fronte di agende valoriali che devono essere imposte, a qualunque costo, a qualunque prezzo, che i popoli lo vogliano o meno. Ma non dimentichiamo anche le crescenti pretese del fondamentalismo religioso, musulmano in primis e poi, per grottesca mimesi, anche da parte degli altri due monoteismi.

Sarebbe però sbagliato fare di Machiavelli un ideologo dell’autonomia del politico intesa come forma vuota di qualsiasi contenuto. Dietro il cinico teorico della massima-fake «il fine giustifica i mezzi», infatti, esiste un altro Machiavelli, meno conosciuto, che è il Machiavelli positivo, costruttivo. È il Machiavelli ammiratore del patriottismo civico e delle virtù repubblicane, il cantore del comunitarismo partecipativo, il riscopritore di un’antichità pagana vista non solo come mera origine esemplare a cui ispirarsi, ma come risorsa spirituale e politica concreta in grado di erompere in ogni presente. Ecco perché non basta una scaltrezza amorale alla House of card per potersi oggi sensatamente considerare dei machiavellici.

Adriano Scianca

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