Roma, 24 apr – È uscito [Equinozio di Primavera 2022] il secondo volume di Prometheica, rassegna di studi sul sovrumanismo, la tecnica e l’identità europea. Si tratta di un pregevolissimo progetto, peraltro già noto ai lettori del Primato Nazionale, volto a sostenere, con forza e rigore argomentativo, una Visione del mondo dinamica, e, insieme, saldamente legata ai principi fondamentali dello specifico indoeuropeo. Prometheica, inoltre, offre un’attenta interpretazione della problematica epoca nostra, delineando un possibile futuro che trovi come protagonista un tipo umano emancipato da vincoli e da pregiudizi incapacitanti. Vincoli e pregiudizi che oggi tracciano gli oscuri confini di un presente oscuro, che opprime non solo il nostro ambito geopolitico, ma l’intero mondo, dal momento che ci troviamo all’interno di un sistema interconnesso a vari livelli, sia strutturali che sovrastrutturali. Sistema che, in ogni caso, va studiato e affrontato con lucida capacità d’azione.

Prometheica, volume secondo

I saggi presenti in questo nuovo numero di Prometheica, sono tutti di interesse estremo, viste le tematiche poste in essere, per chiunque si consideri impegnato in una battaglia culturale radicale o, comunque, senta in sé la volontà forte di conseguire una forma interiore non soggetta ai progetti e ai desiderata dello status quo. I temi toccati dalla rassegna sono molteplici, ma strettamente collegati fra di loro, e affrontati in modo organico e, potremmo affermare, architettonico. A partire dal problema dell’uomo da intendersi non come fine, ma come mezzo per il raggiungimento di una condizione che vada oltre la mera e rassegnata accettazione del dato naturalistico. Adriano Scianca indica, analizzando aspetti profondi della Weltanschauung nietzscheana, la possibile via verso un «“tipo nuovo” in cui si fonderanno ciò che nell’uomo c’è di più alto (il saggio) e il non umano (l’animale)»1

Sempre attraverso opportuni riferimenti, soprattutto a Nietzsche, ma anche ad Heidegger, Francesco Boco si sofferma sulla “Grande Trasvalutazione” di tutti i “valori”, stante la mancanza di senso che caratterizza la nostra età postmoderna: anonimato, omologazione e inautenticità in ogni ambito, considerate anche le attuali scelte dell’architettura e dell’urbanistica ufficiali. Si impone dunque l’idea di un superamento, di un andare oltre, riconoscendo proprio nella tecnica una delle fondamentali risorse connaturate nell’uomo fin dal suo apparire nel mondo, con la sua volontà di trasformarlo, interpretarlo, migliorarlo e dominarlo, alla luce, per bene intendere la questione, del sentire profondo dei popoli indoeuropei.

Romain D’Aspremont contrappone una “Destra Prometeica”, che deve recare in sé il fine di una trasformazione totale a partire dal soggetto stesso, a una “Destra Conservatrice” immobilista, tecnofoba, negatrice, per principio di ogni forma di progresso, strada, quest’ultima, che a nulla può portare.

Molto originale l’intervento di Carlomanno Adinolfi sul divario, per quanto concerne il rapporto fra “spirito” e tecnica, fra la mentalità nipponica rispetto al comune sentire dell’uomo medio occidentale, portato, quest’ultimo, a condannare a-priori il mondo dell’intelligenza artificiale e della robotica, sottolineandone, in modo assertorio quanto dogmatico, il presunto carattere disumanizzante. Per il Giappone, al contrario, anche il robot, data la non percepita irriducibilità di spirito e techne, fa parte della natura e delle sue armonie.

Volontà di avanti

Chiude la rassegna, se vogliamo a sorpresa, un articolo di Julius Evola, pensatore troppo spesso, e a torto, assimilato ad una visione retriva, passatista e reazionaria, pubblicato sulla Rivista Krur nel lontano 1929. Titolo è “Volontà di avanti”. Un testo poco conosciuto che mantiene ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, inalterata la propria carica rivoluzionaria. Evola sostiene che l’Occidente è, nel suo profondo, animato e sostanziato da una Visione del mondo verticale, virile, eroica e propulsiva. La decadenza, denunciata dal filosofo romano, è legata proprio all’abbandono di quella prospettiva originaria e aurorale, nel nome di pseudovalori rinunciatari ed esotici che provocano solo “insofferenza”, “evasione”, “stanchezza”. Urge, dunque, l’esigenza di una nuova nascita interiore, di una “volontà di avanti”, in grado di riconquistare, superata la decadenza, la luce delle origini.

A Nietzsche

Il secondo numero di Prometheica è dedicato a Nietzsche. Per cui ci piace concludere queste note con una breve citazione:
Sì! Io so le mie radici!
Insaziato come la fiamma
Ardo io e mi consumo.
Tutto che afferro diventa luce
Tutto che lascio si fa carbone:
Fiamma per certo son io.2

Giuseppe Scalici

1 Prometheica, Vol. II, p.24.

2 Si trova in F.Nietzsche, La Gaia Scienza, a cura di G.Colli, Milano, Adelphi, 1977, p. 32.

 

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3 Commenti

  1. Oltre il Declino del Mondo Umano….

    La Nostra Salvezza, solamente per tramite dei valori della Destra Tradizionale-Individuale-Anarchica…

    (qualcuno l’associa all’Archeo-futurismo…)…

    Evoluzione o Progressione sono due Valori positivi!… è la stessa cosa, non si può dire del Progresso, che fa rima con Regresso… ah ah…

    L’Era della Regressione… Appunto… o Decadenza del Mondo Umano…

    “Si potrebbe pensare: gli enigmi dell’esistenza ci sono, gli uomini cercano coi più diversi mezzi a loro disposizione, sia su vie religiose che scientifiche, di risolvere questi enigmi; o, come si suol dire, gli uomini cercano in tal modo di soddisfare il loro anelito di conoscenza, la loro brama di sapere”….

    https://telegra.ph/Boutros-Ehlef-Kivan-Brouter-04-23

    https://telegra.ph/IL-TRIONFO-DEGLI-UOMINI-FORTI-02-23

    By Manlio Amelio in Exquisite-Cadavre avec Luis-Ferdinand e Ernest e Rudolf…

  2. […] I saggi presenti in questo nuovo numero di Prometheica, sono tutti di interesse estremo, viste le tematiche poste in essere, per chiunque si consideri impegnato in una battaglia culturale radicale o, comunque, senta in sé la volontà forte di conseguire una forma interiore non soggetta ai progetti e ai desiderata dello status quo. I temi toccati dalla rassegna sono molteplici, ma strettamente collegati fra di loro, e affrontati in modo organico e, potremmo affermare, architettonico. A partire dal problema dell’uomo da intendersi non come fine, ma come mezzo per il raggiungimento di una condizione che vada oltre la mera e rassegnata accettazione del dato naturalistico. Adriano Scianca indica, analizzando aspetti profondi della Weltanschauung nietzscheana, la possibile via verso un «“tipo nuovo” in cui si fonderanno ciò che nell’uomo c’è di più alto (il saggio) e il non umano (l’animale)»1 […]

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