Roma, 24 apr – In Ucraina sarebbero stati uccisi 11 italiani, definiti “mercenari”, dalle truppe russe. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, la drammatica notizia è stata comunicata direttamente da Mosca al governo italiano. Per l’esattezza il ministero della Difesa russo avrebbe fatto pervenire una nota a Palazzo Chigi attraverso canali diplomatici, nella quale si precisa che “11 combattenti di professione” italiani sono caduti in territorio ucraino mentre “partecipavano a operazioni militari” contro le forze armate della Federazione russa.

E stando sempre a quanto riportato in questa presunta nota ufficiale, il ministero di Mosca sottolinea che i “foreign fighters” italiani uccisi facevano parte di un’unità di sessanta “mercenari” schierati con gli ucraini. Di questi sessanta, dieci sarebbero rientrati in Italia, mentre gli altri si troverebbero tuttora in Ucraina assieme a “diverse migliaia di cittadini stranieri” che hanno imbracciato le armi contro le truppe russe. “Si può supporre — è scritto nella nota citata dal Corsera — che le perdite irrecuperabili aumenteranno”. C’è poi poi un avvertimento inquietante: “Ai mercenari non si applicano le norme del diritto umanitario internazionale”.

Undici italiani uccisi? Cosa c’è di vero e perché urge chiarimento 

Come precisato dallo stesso Corriere della Sera, nel riportare la notizia, “non si conoscono né le identità dei deceduti né la località dove avrebbero perso la vita in combattimento”. E “non si può essere nemmeno certi dell’attendibilità della notizia, visto che alle autorità di Roma formalmente non risultano queste presenze nelle zone di guerra”. Perché allora la Russia avrebbe comunicato al governo italiano l’uccisione di nostri connazionali, indicando peraltro un numero preciso? Di certo i rapporti diplomatici tra Roma e Mosca sono in questo momento decisamente pessimi, ma se la nota fosse confermata dalla Farnesina e se davvero i russi hanno voluto evidenziare queste morti, è chiaro che le relazioni rischiano di incrinarsi ulteriormente.

Il Corriere della Sera precisa peraltro che fonti della Farnesina hanno fatto sapere che la nota di Mosca, vera o meno che sia la notizia delle uccisioni, ha comunque un forte valore simbolico, perché descrive chiaramente la frattura tra Italia e Russia. Resta come detto il dubbio sull’attendibilità dell’informativa e in tal senso urge un chiarimento da parte del ministero degli Esteri italiano. Al momento, però, Di Maio tace.

Eugenio Palazzini

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5 Commenti

  1. Dispositivo dell’art. 288 Codice Penale. Chiunque nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero (1), è punito con la reclusione da quattro a quindici anni. Qundi di cosa state scrivendo?

  2. Tranqui, che tanto il più grande criminale mafioso di tutti i tempi il diritto umanitario non lo ha mai applicato con nessuno.

  3. Franz, indirettamente solleva pure un altro gran problema.
    In Italia i militari sono stati credibilmente (visto il nemico vincente) circoscritti, addirittura posti marginalmente nel contesto politico-sociale, lasciando alla popolazione generale la sola possibilità di indossare una divisa sminuita in ordine, controllo e repressione interna nazionale. Guai a dar l’ incentivo a diventar militari a tutti per una vera, completa difesa interna/esterna della terra italica. Diversamente dalla vera originaria Svizzera che però oggi, anche lei in decadimento, chiama, servilmente obbligata, pure la Nato… Domanda: chinarsi solo per soldi, per proprie solitarie esigenze, per sopravvivere con ignominia, paga davvero?

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